Un pari dal sapore amaro…il Milan impatta all’Olimpico e si tiene stretto al treno Champions

by Antonio Mele | 27 novembre 2018

“Qui gladio ferit, gladio perit”, immaginiamo che il presidente laziale Lotito, amante delle locuzioni latine, abbia commentato così il pareggio interno contro il nostro Milan a cena con i suoi collaboratori. Ebbene si, dopo aver strappato la vittoria all’ultimo respiro contro Genoa ed Udinese, i nostri ragazzi si sono visti sfuggire di mano la partita al 94′ per lo splendido gol del laziale Correa. Un pari amaro per come si era messa la partita ma vitale ai fini della rincorsa Champions date le defezioni con cui la squadra di mr. Gattuso ha affrontato lo scontro diretto per la quarta posizione. Una lista di indisponibili che tra infortuni e squalifiche conta ben 7 potenziali titolari: Higuain, Biglia, Bonaventura, Caldara, Romagnoli, Musacchio e Strinic. Come prevedibile il Milan è dunque costretto a schierare una formazione inedita nel modulo e negli interpreti. Con il solo Zapata, centrale di ruolo a disposizione, Gattuso ripropone la difesa a 3 arretrando sulla linea centrale Abate e Rodriguez, schierando un centrocampo a 4 tutto muscoli e applicazione con la coppia d’ebano centrale Kessiè-Bakayoko e sugli esterni il rientrante Calabria e Borini. Davanti spazio al solito Suso, chiamato ad ispirare insieme a Calhanoglu le scorribande del giovane bomber Cutrone. Un 3-4-3 votato all’accortezza ma anche al contropiede con la ricerca costante della verticalizzazione per Cutrone. Dall’altro lato della barricata, Inzaghi schiera praticamente la formazione tipo con il 3-5-2 con tutti i big in campo eccezion fatta per l’indisponibile Leiva sostituito dal sempre buon Milan Badelj proponendo una grande densità di uomini all’interno della trequarti rossonera e sfruttando le corsie laterali con le corse senza palla di Marusic e Lulic.

I primi dieci minuti di partita mostrano una Lazio determinata a cercare subito il vantaggio, pressando alto e con tanti uomini i portatori di palla rossoneri, in particolare i 3 centrali difensivi che faticano a trovare la giusta posizione in campo e vengono puntati spesso nell’uno contro uno dagli avanti avversari complice un lento lavoro di recupero da parte degli esterni offensivi. In questo modo la Lazio si rende pericolosa in paio di occasioni sia per vie centrali ma sopratutto sul proprio out di destra, in cui Marusic, con ottimi movimenti alle spalle dello spaesato Borini, imperversa. Sembra l’antipasto di una partita di grande sofferenza per i tifosi rossoneri in quanto i ragazzi non riescono ad uscire in maniera pulita dal pressing, e nei recuperi palla sono frettolosi nel cercare la verticale su Cutrone che fa quel che può in mezzo ai 3 colossi della difesa laziale, venendo spesso anticipato o fermato dopo buoni controlli palla. Col passare dei minuti però il motivo della partita inizia a cambiare. Le distanze tra i reparti si accorciano, Calhanoglu si abbassa spesso ad aiutare la coppia centrale di centrocampo favorendo il palleggio a metàcampo e i 3 difensori trovano le giuste misure e maggior coraggio nel far uscire la palla verso gli esterni offensivi scavalcando la folta schiera di centrocampisti biancocelesti posizionati nella trequarti rossonera. Da un’azione sull’esterno del solito Suso, ben servito da Abate e assistito da Kessiè, si concretizza l’azione da gol pià importante del primo tempo. Lo spagnolo se ne va in dribbling a Lulic e mette la palla in mezzo all’altezza del dischetto dove interviene Calhanoglu che, dopo una finta, calcia in porta e colpisce il palo complice una deviazione della difesa laziale a Strakosha battuto. Questa rimane l’azione più importante di tutto il primo tempo fino al fischio dell’arbitro Banti, eccezion fatta per una parata non impossibile di Donnarumma su tiro del solito Immobile. Da segnalare anche la crescita durante il primo tempo della coppia di centrocampisti rossoneri con Bakayoko padrone delle vie aereo e abilissimo nel recupero palla e Kessiè abile a rilanciare l’azione e accompagnarla.

Il secondo tempo riparte sulla falsa riga del primo con le due squadre ad alternarsi nei possessi come due compagini cestistiche ma con il Milan che rispetto alla prima parte del primo tempo sembra soffrire sempre meno ed essere maggiormente padrone del gioco a centrocampo. Ciò è favorito anche dell’ottimo Cutrone, sembrato cresciuto nel gioco sporco spalle alla porta rispetto alla scorsa stagione e nella gestione della palla in condizioni di inferiorità numerica. Il primo squillo della ripresa è dunque rossonero. Azione avvolgente dei ragazzi  che muovono bene la palla con Suso e Bakayoko, Borini si stacca dalla marcatura, arretrando al limite dell’area e calcia velonosamente  verso il secondo palo, bravo Strakosha a distendersi e deviare in calcio d’angolo. Vedendo un Milan sempre più propositivo, Simone Inzaghi opta per due cambi Correa e Lukaku per uno spento Luis Alberto e per Milinkovic Savic, sembrato lontano parente del magnifico giocatore visto lo scorso anno e spesso chiuso nella morsa dei due centrocampisti rossoneri, autori come già detto di una prova di sostanza. La scelta di puntare su Lukaku è stata determinata probabilmente anche dalla voglia di attaccare sul lato dell’acciaccato Calabria dato che dall’altra parte  dopo un primo tempo di sofferenza Borini, uno dei migliori nella ripresa, ha trovato insieme a Rodriguez le giuste misure contro la spina Marusic. Proprio su un angolo propiziato da Lukaku è, stavolta,  la Lazio ad andare vicinissima al gol del vantaggio. Corner corto battuto su Badelj che mette dentro dalla trequarti e trova la testa di Wallace ma uno strarodinario Donnarumma gli nega il gol con una parata da applausi, 2 metri di pura reattività che vanno giù in un lampo per respingere il pallone, poesia in movimento. E come spesso succede nel calcio da un quasi gol per la Lazio si passa al gol del vantaggio rossonero. Calabria scatta alle spalle di Radu, Suso lo vede e con un delizioso scavetto lo serve in profondità, il giovane terzino alza la testa e invece di servire il ben coperto Cutrone, aspetta il rimorchio dell’accorente Kessiè che, complice una deviazione di Wallace batte Strakosha. Un gol figlio della crescita nel secondo tempo dei ragazzi e di quei movimenti senza palla, spesso decisivi nell’economia di una partita come questa. E’ il 33° minuto di gioco e la Lazio si riversa alla disperata ricerca del gol del pareggio, sembrando incapace di colpire un Milan ben disposto in campo e attento. Se vogliamo trovare un piccolo neo nella gestione degli ultimi 15 minuti dei ragazzi è la mancata lucidità in contropiede, complice anche la stanchezza di alcuni giocatori come Calhanoglu e Calabria, con la gestione non propriamente ottimale  di un paio di palloni potenzialmente pericolosi. In questo senso Gattuso avrebbe forse potuto dare maggiore linfa vitale ai suoi con qualche cambio strategico (ipotizziamo Castillejo per Calhanoglu) ma non ce la sentiamo di gettare la croce su Rino un pò per la mancanza di concrete alternative (tolto appunto Castillejo) nei ruoli più critici e perchè, effettivamente, sebbene riversata in massa nella trequarti rossonera, la Lazio non sembrava capace di trovare il gol. Ma il calcio come sempre non è una scienza esatta e il pareggio arriva all’ultimo respiro con un pallone gettato alla disperata in avanti dalle retrovie, Zapata allontana ma trova i piedi di Correa che con una giocata sontuosa, controlla e batte di controbalzo batte Donnarumma sul palo lungo. In questo caso come abbiamo fatto con Romagnoli nelle scorse settimane, ci piace porre l’accento sul gesto tecnico dell’argentino più che sull’eventuale errore in disimpegno di Zapata, con un gol sicuramente dal coefficiente di difficoltà altissimo che chiude una partita sostanzialmente equilibrata.

Il Milan dei cerotti esce dunque imbattuto da una trasferta complicatissima per come la squadra ci è arrivata. Rimane il rammarico per il gol subito all’ultimo respiro ma bisogna essere oggettivi. Il pareggio è sicuramente il risultato più giusto per quello che si è visto sul campo e gli spunti positivi sono molteplici: la solidità dell’inedita difesa a 3, con Rodriguez ed  Abate bravi ad interpretare un ruolo non propriamente loro ed a limitare le difficoltà di Zapata nell’uscita della palla;  la continua crescita della coppia centrale franco-ivoriana, sempre meglio assortita e oliata nei movimenti; la consapevolezza che il gruppo è unito e sempre più consapevole dei propri mezzi. Un pizzico di malizia in più nella gestione della gara sia in campo che in panchina è forse il piccolo tassello mancate per trasformare una squadra in crescita in una squadra da Champions, e chissà che nelle prossime settimane, complice anche un calendario più alla portata (il Milan è l’unica squadra ad aver affrontato tutte le prime 5 della classe) e il ritorno dalla squalifica del Pipita, affamato e famelico nel riscattare la brutta figura contro la “sua” Juventus, non si riesca a colmare quest’ultima lacuna in attesa che Gennaio porti nuova linfa ad una squadra sicuramente viva.

 

×