L’ultimo saluto a Gigi Radice: un guerriero d’altri tempi

by Andrea Fabris | 9 Dicembre 2018

Casualità ha voluto che ci lasciasse nel weekend in cui si giochi Milan-Torino, le due squadre che hanno segnato la sua carriera. Infatti, si è spento venerdì sera, a 83 anni, Luigi Radice storico terzino e allenatore, che sarà ricordato su tutti i campi – dalla Serie A alla Lega Pro – con un minuto di silenzio.

Nato a Cesano Maderno nel 1935, cresce nel settore giovanile rossonero, e fa parte di quella generazione e di quel vivaio che regalano alla prima squadra campioni come Giovanni Trapattoni, Giovanni Lodetti e Giancarlo Danova. Inizialmente, nasce come centrocampista ma, dopo essere chiuso in maniera definitiva in quel ruolo da Juan Alberto Schiaffino e Nils Liedholm, quel giovane ragazzo biondo con gli occhi di ghiaccio viene convinto da Gipo Viani ad arretrare e fare il terzino, per sfruttare la sua velocità in fase avanzata e sovrapporsi con Cecco Zagatti. Dopo qualche anno in prestito fra Triestina e Padova, Radice torna al Milan nel 1961 dove, sotto la guida di Nereo Rocco, completa la sua maturazione: bravo a spingere, feroce in marcatura, resistente ai contrasti, ottimo nel servire i cross. Con i Rossoneri sono 73 le presenze, condite da 1 rete, 3 Scudetti, 1 Coppa dei Campioni (la prima per un club italiano) e 1 Coppa Latina. Proprio sul più bello, quando la sua carriera sembrava destinata a decollare per sempre, come Icaro, viene tragicamente tirato verso terra: infatti, nel marzo 1963, in seguito ad un contrasto con il doriano Ernesto Cucchiaroni, Radice si rompe il ginocchio. Dopo un lunghissimo calvario, che lo porta ad essere operato, prima, a Bologna, poi, a Roma, dove il suo ginocchio – curato male in precedenza – venne ripulito, Radice torna ad allenarsi. Tuttavia, in seguito ad un contrasto in allenamento, le articolazioni cedono ancora: il nostro è costretto a ritirarsi definitivamente dal calcio giocato a soli 30 anni.

Risultati immagini per Luigi Radice Milan

Lì, comincia la sua carriera da allenatore: infatti, in quegli anni si cercavano tecnici giovani e portatori di nuove mentalità. Così, dopo le esperienze con Monza e Treviso, viene promosso in Serie A col Cesena nel 1972. Poi, arrivano le esperienze con il Cagliari e la Fiorentina, prima della prestigiosa panchina del Torino, che guida dal 1976 al 1980, per poi tornarci fra il 1983 e il 1988. E’ suo l’ultimo Scudetto vinto dal Torino: quello storico del 1976, a 30 anni dalla tragedia di Superga. Dopo lo scandalo del Totonero che investì il calcio nostrano, guidò il Bologna, prima di tornare al Milan nella disastrosa stagione 1981-1982, conclusa con la retrocessione in Serie B. Poi, seguirono le esperienze sulle panchine di Bari, Inter, Roma, Genoa e Monza, prima di chiudere la sua carriera nel 1997.

Nonostante il morbo di Alzheimer che ne ha tristemente segnato gli ultimi anni di vita, Radice ha continuato sempre a lottare come un vero guerriero, come faceva sui campi. E’ forse anche per questo che è e sarà sempre ricordato con grande affetto da tutte le tifoserie italiane.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

×