Tanta solidità e poca fantasia: il Milan si ferma a Cagliari

by Antonio Mele | 17 settembre 2018

E’ domenica, finalmente torna il calcio giocato dopo la divertentissima (si fa per dire…) pausa per le nazionali, che lascia a tutti, tranne agli allenatori di club, il tempo di ragionare, pensare, fantasticare su uomini e situazioni  e su possibili varianti riguardanti il campo e il proprio club. Le voci della settimana spesso lasciano il tempo che trovano, ma stavolta sembrano prenderci bene. “Le grandi dopo la sosta faticano sempre”, “Cagliari è un campo ostico”, “Maran è sempre difficile da affrontare perchè difende con 10 uomini e riparte veloce”, beh la partita di ieri sera è la dimostrazione che una volta tanto la voce del popolo ci prende. I rossoneri scendono in campo col solito 4-3-3 gattusiano e con gli stessi uomini della partita vincente contro la Roma. Maran risponde con un 4-3-1-2 solido e votato alla densità in mezzo al campo e alle ripartenze rapide sfruttando le sponde del gigante d’area Pavoletti e gli inserimenti della seconda punta (Farias) e del redivivo Joao Pedro. Sin dai primissimi minuti si capisce che la partita sarà tutt’altro che facile. Il Cagliari parte aggredendo molto alto e cercando di verticalizzare subito per i suoi attaccanti. Le mezzeali, in particolare Barella il migliore in campo, mordono le caviglie dei compassati esterni rossoneri, e cercano subito il lancio o l’imbucata per le punte alle spalle dei centrali rossoneri. Di fatto da un’azione di recupero palla e verticale alle spalle di Romagnoli nasce il gol cagliaritano dopo soli 3 minuti. Farias sorprende Romagnoli e calcia, Donnarumma respinge con un miracolo ma sulla ribattuta Joao Pedro è libero di battere il portiere rossonero, stavolta non senza colpe. Sembra l’inizio di una serata da incubo, infatti il Cagliari dopo il vantaggio continua a pressare costantemente e rischia due volte di raddoppiare. I ragazzi sembrano imbambolati, come se non fossero proprio entrati in campo, con Calhanoglu e Biglia che faticano a gestire il possesso e Suso spesso raddoppiato sulla sua zona. Ma piano piano la partita inizia a cambiare. Gattuso predica calma e chiede di aggredire il Cagliari e non farsi aggredire. Kessie ed Higuain eseguono e il baricentro della squadra si alza di almeno 20 metri. Questo permette alla squadra di ritrovare le giuste distanze e da questo momento la difesa non subisce più praticamente nulla. Ma se in fase difensiva dopo un avvio difficile si trovano subito le misure, in attacco la squadra fa fatica. Suso è spesso imbrigliato e raddoppiato e la sua solita giocata non funziona, Calhanoglu non riesce a esprimersi, Higuain è troppo solo e predica nel deserto. Nonostante ciò Bonaventura ha almeno due occasioni buone per pareggiare i conti ma sbaglia. Si va al riposo sull’1-0 cagliaritano.

il “the caldo” negli spogliatoi sembra dare nuova linfa ai ragazzi che, spinti da un Higuain formato Leonida, cercano di pressare sempre più alto e occupare la metà campo avversaria con più uomini. Da un’azione di recupero palla del solito Kessiè nasce il gol del pareggio con la palla che arriva ad Higuain che, freddissimo, elude l’intervento del portiere Cragno con una finta e mette la palla nel sacco. E’ il decimo minuto e i ragazzi si gettano a capofitto per cercare il gol vittoria stando comunque attenti a non subire mortiferi contropiedi. Il possesso è quindi stabilmente nelle mani del Milan, ma l’azione non è particolarmente fluida. La densità di uomini voluta da Maran non permette di sfruttare le linee di passaggio verso il Pipita e sugli esterni i continui raddoppi non permettono un gioco veloce e verticale. Gattuso prova a cambiare interpreti inserendo Castillejo, Bakayoko e Laxalt per Calhanoglu, Bonaventura e Rodriguez ma il risultato non cambia e la partita si trascina verso l’epilogo del pareggio non senza regalare qualche emozione come la superba parata di Cragno sulla bellissima azione personale di Suso. Evidente è come il Milan riesca a tenere bene palla ma non riesca ad essere incisivo pur mettendo un buon numero di palloni in area. L’assenza della carta Cutrone è sicuramente un’attenuante ma non può esserne l’unico motivo. Spesso Higuain è troppo solo in mezzo alla morsa dei centrali difensivi e deve uscire spesso dall’area per fare gioco, in questa maniera l’area è occupata con pochissimi uomini e non si riesce ad essere incisivi. Non crediamo sia un problema esclusivamente di modulo ma, principalmente, di interpreti. Entrambi gli esterni d’attacco non hanno nelle loro corde l’inserimento a tagliare sul secondo palo tipico del 4-3-3 e quando le squadre difendono molto basse si fa fatica a sfondare. Inoltre a centrocampo manca quel giocatore che cerca la verticale con costanza e crea superiorità in zona centrale con un dribbling e scambiando con la prima punta. Le soluzioni possono essere molteplici, dal passaggio al 4-2-3-1 spostando Calha in posizione più centrale o chiedendo a Suso di abbandonare la sua mattonella e giocare più a ridosso del Pipita, o ancora le famose due punte di Berlusconiana memoria. Una cosa è certa se la solidità non ci manca, beh di fantasia siamo un po’ poveri.

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