Storie dall’Inferno: il primo Scudetto del 1901 e l’interruzione del dominio genoano

by Andrea Fabris | 22 ottobre 2018

La scorsa settimana, cari amici di Storie dall’Inferno, ci eravamo lasciati con il nostro caro vecchio Milan appena nato e una promessa di Herbert Kilpin: quella di abbattere il dominio genoano. Infatti, il club ligure vinse il Campionato italiano nelle sue prime tre edizioni: 1898, 1899 e 1900. Saranno proprio i Rossoneri – che pochi mesi più tardi bissarono il successo vincendo la loro seconda Medaglia del Re – ad interrompere l’egemonia del Grifone.

5 maggio 1901, Genova, campo di Ponte Carrega, ore 15.00. Siamo a pochi passi da dove, pochi anni più tardi, sorgerà lo stadio Luigi Ferraris. Tre legni delimitano gli estremi del campo di gioco. Dietro una delle due porte, rigorosamente senza reti, c’è un fienile. La vicina palazzina fa da spogliatoio, ma i giocatori preferiscono portarsi i vestiti a bordo campo. Non si sa mai. Attorno al rettangolo di gioco, solo una cordicella divide gli spettatori dagli atleti in campo. Hanno speso una lira per il biglietto; quelli più fortunati, seduti, una lira in più per la sedia. L’ incasso della gara andrà in beneficenza: è la finale del campionato di calcio.

5 maggio 1901 – Appuntamento con la storia

A Milano l’entusiasmo per la nuova squadra cittadina è forte: tutti sono esaltati dalla presenza di Herbert Kilpin, vero e proprio fuoriclasse del football internazionale. In breve tempo, il Milan soppianta nell’immaginario collettivo ciò che fino ad allora è stato rappresentato dall’altra squadra di Milano, la Mediolanum.  Inoltre, il club rossonero presenta un assetto societario definito “all’avanguardia” per l’epoca e la richiesta di diventare “socio” aumenta notevolmente. Ai nastri di partenza del campionato 1900/1901 organizzato dalla FIF (Federazione Italiana del Football), il Milan si presenta con una rosa di 13 giocatori, di cui solamente 5 italiani. La prima sfida oppone i Diavoli ai cugini della Mediolanum. In campo i rossoneri viaggiano spediti e passano in vantaggio con Samuel Richard Davies, centravanti inglese, e chiude i giochi con il mediano Kurt Lies. La semifinale porta al big match contro la Juventus: Bianconeri in avanti con Domenico Donna dopo pochi minuti. La gara è combattutissima e il Milan ci crede, trovando il pareggio con Ettore Negretti, diciottenne su cui ci sono molte speranze. La Vecchia Signora, però, torna in vantaggio poco dopo con Umberto Malvano. I Rossoneri, però, non mollano e, con tenacia, lottano a centrocampo, riuscendo a ribaltare il risultato grazie alle reti di Negretti e Kilpin. La finale, si disputa, quindi, a Genova, contro i padroni di casa. I rossoblù del Genoa hanno vinto i primi 3 Scudetti di fila e, sul loro campo, sembrano invincibili; i milanisti, poi, devono sorbirsi anche il lungo e faticoso viaggio in treno, in terza classe e a spese proprie, che spesso sfinisce le squadre ospiti. Invece, i Rossoneri si presentano in campo più forti che mai, e si impongono 3-0 sugli avversari. Unico marcatore noto, il solito Kilpin.

I protagonisti

La formazione del Milan vincitrice del primo titolo nazionale nel 1901. In piedi da sinistra: Lies, C. Gadda, Hood, il vice-presidente Nathan Berra, Suter. Seduti: Kilpin, il presidente Edwards, Camperio II, Angeloni I. In basso: Recalcati, Davies, Negretti, Allison, G. Colombo

Portiere del Milan era Hoberlin Hoode, uno dei tanti inglesi in squadra. Oltre alle ottime qualità di portiere gli vanno riconosciute doti di coraggio e forza interiore attribuibili a tutti gli estremi difensori dell’epoca, visto che i portieri erano spesso vittima di grosse ammucchiate in area. Ciò era dovuto al fatto che la quasi totalità delle squadre giocava con 2 soli difensori e ben 5 attaccanti, creando grossi pericoli durante i calci dalla bandierina. I due centrali erano Suter e Gadda. Hans Heinrich Suter era uno svizzero di gran classe, che a fine carriera cercherà l’avventura negli USA. Catullo Gadda, invece, era un grintoso difensore arrivato dalla Mediolanum. Il centrocampo era guidato dall’immenso Kilpin, che amministrava la squadra con Kurt Lies, alto e potente, ed il più tecnico Daniele Angeloni, anch’esso ex Mediolanum. L’attacco, era centrato sul giovanissimo Ettore Negretti, una speranza che, tuttavia, non mantenne tutte le promesse; al suo fianco, Samuel Davies e il capitano, David Allison. Inglese nato in Francia, Allison aveva una grande esperienza ed una forte personalità; giocava da centravanti boa e sapeva destreggiarsi come un maestro sulla linea dell’offside, sfruttando la poca dimestichezza con le regole di arbitro e collaboratori. Più esterni agivano la freccia Agostino Recalcati e Guerriero Colombo, calciatore molto tecnico.

La Coppa Fawcus e la Medaglia del Titolo Nazionale,
assegnate in premio ai vincitori del Torneo

Il giallo della finale: 0-1 o 0-3?

L’ Almanacco Panini, per anni, ha tramandato l’1-0. Tuttavia, oggi possiamo essere certi che quella partita finì 3-0, come ammette la rivista Genoa Club nel dicembre 1922: “Il Genoa soccombeva gravemente per 3-0.” Lo stesso, riporta Il Corriere dello Sport, un quotidiano milanese dell’epoca, ben diverso da quello attuale: “Un goal è segnato nella prima ripresa a favore del Milan-Club, punto dovuto a un giuocatore genovese che involontariamente rimanda la palla che veniva dal portiere nel proprio goal. Nella seconda ripresa i milanesi giuocano molto energicamente e con ottimi passaggi riescono a segnare altri 2 goals.”

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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