Storie dall’Inferno: lo scisma Federale e la griffe di Pin Pinogia su San Siro

by Andrea Fabris | 3 dicembre 2018

Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Federazione cerca di riorganizzarsi e, il nostro Milan, cambia la sua denominazione da Milan Cricket and Football Club a Milan Football Club. Nel 1919-1920,la FIF organizza un campionato di prima categoria a 66 squadre. I Rossoneri, nel frattempo si sono trasferiti dal Velodromo Sempione al campo Bicocca, in attesa dell’ultimazione dell’impianto di Viale Lombardia, dotato di una tribuna di cemento armato da 20.000 posti.  La squadra è composta prevalentemente da milanesi o calciatori provenienti dalla provincia, e si arrende alle semifinali, lasciando vincere lo Scudetto all’Inter.  Nel 1920-1921, il campionato presenta ben 98 squadre, di cui 9 provenienti da Milano. Infatti, oltre a Milan e Inter, ci sono anche US Milanese, Ausonia, Stelvio, Libertas, Juventus Italia, Nazionale Lombardia ed Enotria. La rosa, tuttavia non è competitiva, e si arrende ancora in semifinale.

Lo scisma federale

Nel 1921-1922, il calcio italiano attraversa una grande crisi: infatti, i club più importanti chiedono alla Federazione un torneo con un numero limitato, ed escono dalla FIGC, fondando la CCI (Confederazione Calcistica Italiana). Il primo campionato, venne vinto dalla Novese, mentre il secondo – a cui parteciparono i nostri –  dalla Pro Vercelli. L’Inter, a fine stagione, arriverà ultima e sarà costretta alla retrocessione ma, tuttavia, grazie al rientro dei dissidenti nella FIGC, viene salvata e riesce ad ingannare il risultato del campo in vista della stagione successiva. La stagione seguente, quindi, porta alla nascita della Prima Divisione. Per il Milan, inoltre, si tratta della prima con un vero e proprio trainer per la squadra, l’austriaco Ferdi Oppenheim. Ciò nonostante, fino al 1925-1925, il titolo è una questione fra Genoa e Bologna, e i Rossoneri non riescono ad emergere neanche sotto la guida di Vittorio Pozzo, futuro CT dell’Italia bicampione del Mondo.

 

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San Siro nel 1926.

La nascita di San Siro

La stagione 1926-1927, che vede il Torino vincere il titolo e poi vederselo revocare per illecito sportivo, è molto importante per il Milan, che debutta per la prima volta a San Siro. Infatti, voluto fortemente dal presidente Piero Pirelli, l’impianto nasce nell’estrema periferia di Milano, nei pressi dell’odierno Piazzale Lotto. Qui, in passato sorgeva la piccola Chiesa di San Siro alla Vepra, fondata intorno all’880 d.C. Si tratta di un passo importante per il club che, dopo essere passato dal Trotter, dall’Arena Civica di Parco Sempione, dal Campo dell’Acquabella, da quello di Bicocca e di Porta Monforte e dallo Stadio di Viale Lombardia, trova finalmente la sua casa definitiva. Ideato dall’ingegnere Ulisse Stacchini – quello della Stazione Centrale – e costruito in 14 mesi con un budget di 5 milioni di Lire, è dotato di quattro tribune separate, con capienza di circa 35.000 spettatori e, sotto i suoi spogliatoi, conta anche quattro appartamenti abitabili, uno dei quali viene affidato a Herbert Burgess, allenatore del club. Il complesso è inaugurato il 15 settembre 1926, dal Sua Altezza Reale, il Duca di Bergamo, e vede l’Inter prevalere 6-3 sui Rossoneri. Tuttavia, la prima rete nel nuovo stadio viene segnata da un rossonero, Giuseppe Santagostino. Ceduto, poi, nel 1935, al Comune, San Siro sarà poi ingrandito a 55.ooo posti, fino ad arrivare ai 90.000 degli anni Cinquanta, grazie alla costruzione del secondo anello.

Pin Pinogia, Giuseppe Santagostino (1901-1955)

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Giuseppe Santagostino (1901-1955)

Giuseppe Santagostino è stato uno dei più grandi bomber della sua epoca: ha debuttato in rossonero nel 1921, a soli vent’anni e, in undici  stagione, ha collezionato 106 gol in 236 partite, che ancora oggi lo tengono fra i 10 marcatori più prolifici della storia del Milan. Nonostante giochi in un squadra piuttosto mediocre, Pin Pinogia, così come era soprannominato da tifosi e compagni, riesce ad emergere, soprattutto grazie alla sua tecnica sopraffina e al suo temperamento, che fanno innamorare i tifosi. Suo compagno di reparto, invece, era il Rodolfo Valentino del calcio italiano, Piero Pastore, soprannominato Brillantina. Calciatore e aspirante attore, colleziona 52 reti in 100 presenze rossonere,prima di lasciare il club nel 1931 per andare alla Lazio e seguire il richiamo di Cinecittà. Nel secondo dopoguerra, arriverà anche ad Hollywood, dove reciterà in alcuni film.  Autore dello storico primo gol a San Siro, una volta terminata la carriera da calciatore, Santagostino inizia quella da allenatore, che lo porterà a tornare al Milan nel 1949,  per vincere il primo Torneo di Viareggio con le giovanili rossonere.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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