Storie dall’Inferno: la Prima Guerra Mondiale e i palloni al fronte

by Andrea Fabris | 26 novembre 2018

23 maggio 1915, velodromo Vigorelli. Il Milan deve affrontare l’Inter nel derby di ritorno dopo la sconfitta dell’andata. La tensione fra i Rossoneri e palpabile: a loro non sono andati giù gli scherni nerazzurri dopo il 3-1 dell’andata; in particolare, quelli del centrocampista Bresciani che, a fine gara, prese in giro la balbuzie del portiere rossonero, Luigi Barbieri. Ai tempi, però, non sapeva ancora che sarà un rossonero, qualche anno più tardi, a salvargli la vita. E’ tutto pronto, le squadre stanno entrando in campo ma, all’ultimo momento, l’arbitro ferma tutto e legge un telegramma della Federazione: “Aspettate a entrare in campo! Data mobilitazione nazionale si dispone immediata sospensione del campionato.” Il giorno dopo, l’Italia entrerà nella Prima Guerra Mondiale. Ciò nonostante, in quei tristi e bui anni della storia mondiale, il calcio si dimostrò come uno dei pochissimi elementi ancora in grado di unire gli uomini. Simbolico l’episodio della battaglia di Ypres, in Beglio: nel giorno di Natale del 1914, tedeschi e inglesi interrompono le ostilità per festeggiare il Natale. Ci scappa anche una partita di football: la Germania vince 3-2. Tuttavia, quell’episodio è servito, almeno per qualche ora, per liberare le menti di quei poveri ragazzi dalle violenze della guerra, e provare a ricordare cosa siano la fratellanza e l’umanità.

La FIF si ferma, ma il football prova ad andare avanti

All’inizio della stagione 1914-1915, il Milan si trasferisce sul campo del Velodromo Sempione, vicino all’attuale impianto Vigorelli. Quando comincia il campionato, nel resto d’Europa già tuonano i primi cannoni. Tuttavia, il torneo si svolge regolarmente e i Rossoneri vincono sia un primo che un secondo girone eliminatorio, arrivando nel gruppo finale dell’Italia settentrionale. La guerra aveva bloccato i campionati, ma la FIF, nella stagione 1915-1916, organizza la Coppa Federale, un torneo sostitutivo del campionato che, tuttavia, non mette in palio il titolo nazionale. Il torneo viene vinto dal Milan che, in ordine, elimina Inter, US Milanese, Juventus, Modena, Casale e il Genoa di De Vecchi, che viene battuto 3-1 in finale il 30 aprile 1916. L’annata 1916-1917 non comincia nemmeno, poiché l’offensiva austriaca rendeva impossibili gli spostamenti ferroviari e, i calciatori-militari, difficilmente potevano godere di molti permessi. Tuttavia, il Comitato Regionale Lombardo riesce ad organizzare la Coppa Regionale, un triangolare che vede il Milan battere Inter e Legnano. L’anno seguente, poi, il CR organizza la Coppa Mauro, con la partecipazione di 7 squadre. Il torneo si svolge fra il 7 ottobre 1917, una settimana prima della disfatta di Caporetto, e il 3 marzo 1918, durante la resistenza sul Piave. La Coppa ha un cammino travagliato: il Legnano, unica seria antagonista del Milan, viene penalizzato, per decisioni molto discutibili del Giudice Sportivo, in favore dell’Inter. Tuttavia, nel derby di spareggio del 3 marzo 1918, i Rossoneri si impongono 8-1, siglando il risultato storico più ampio in una stracittadina.

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Il Milan della stagione 1914-1915

Le vittime al fronte

Con l’inizio del conflitto, anche i calciatori rossoneri dovranno andare al fronte: Lorenzo Gaslini, Francesco Soldera e Erminio Brevendan vengono spediti al campo d’addestramento di Treviso. Quest’ultimo, poi, viene mandato nelle trincee di Cadore, in Veneto. Il 20 luglio 1915, durante uno scontro, Brevendan, uno dei più giovani della squadra rossonera, è fra i primi ad uscire dalla trincea e affrontare il nemico con coraggio. Muore a soli 22 anni. E’ la prima vittima rossonera della guerra. In totale, saranno 14 i calciatori milanisti fra i 16 e i 19 milioni di vittime della Grande Guerra. Fra di essi, il presidente Gilberto Porro Lambertenghi e Lorenzo Gaslini, uno degli ultimi a morire. Sopravvissuto a due scontri aerei con gli austriaci, il calciatore rossonero si ammala di polmonite durante una ricognizione invernale sul confine fra Austria e Italia. Morirà nel giro di pochi giorni. Il calcio italiano è scosso dal conflitto: in trincea, fra gli altri, moriranno anche Enrico Canfari, calciatore rossonero e fra i fondatori della Juventus, James Spensley, fondatore del Genoa, Luigi Ferraris, storico capitano del club ligure – a cui poi sarà intitolato lo stadio di Marassi – , Virginio Fossati, storico capitano dell’Inter, il suo compagno di squadra Giuseppe Caimi (entrambi insigniti di medaglia d’oro al valor militare), i rossoneri Attilio Colombo, Egidio Rovelli, Guido Moda, Alessandro Calderari, Arnaldo Carito, Luigi Forlano, Giuseppe Wilmant, Maurizio Azzolini e Glauco Nulli. Fra i superstiti, Bresciani. Proprio lui, fu graziato al patibolo da Marco Nardi, farmacista e allenatore del Milan. Infatti, accusato di diserzione, il nerazzurro fu condannato alla fucilazione. Tuttavia, al momento dell’esecuzione, con tutti i disertori allineati al muro e i fucili carichi, il buon Nardi riconobbe l’avversario e, forte del suo ruolo di tenente, intimò ai fucilieri: “Riportateli in cella! Sono troppo giovani per morire!” 

 

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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