Storie dall’Inferno: il Milan degli svizzeri e lo Scudetto del 1907

by Andrea Fabris | 5 novembre 2018

La scorsa settimana, con Storie dall’Inferno, ci eravamo lasciati con il nostro Milan trionfante al termine della stagione 1905-1906. I Rossoneri, poi, hanno bissato il successo nella stagione seguente.  Subito dopo la conquista del terzo Scudetto, Herbert Kilpin decide di appendere le scarpette al chiodo. Nonostante le pressione del Presidente Edwards, che lo vorrebbe in squadra almeno per un altro paio di stagioni, il calciatore inglese non torna sui suoi passi. Così, dopo otto stagioni rossonere, 23 presenze in campionato e 7 all’attivo, il Milan saluta il suo papà. Dì lì a poco, poi, comincerà a formarsi una brutta e viscida serpe in seno al nostro Diavolo, ma di questo, parleremo settimana prossima.

La stagione 1906/1907

Si comincia, col derby contro l’US Milanese: il Milan dilaga con un secco 6-0. Doppiette per Hernert Kilpin, per il bomber svizzero Hans Walter Ihmoff, acquistato durante l’estate e per Ernst Widmer. La gara di ritorno è, prima, rinviata per neve, poi, giocata in campo neutro, finisce 1-0 per i Rossoneri grazie alla rete del capitano. Nel girone finale, il Milan affronta il Torino e l’Andrea Doria. Dopo un pareggio (1-1) con i Granata, il club meneghino si impone con un secco 5-0 sull’Andrea Doria. A segno Ihmoff (2), Kilpin e Johann Ferdinand Madler (2). Poi, seguono un altro pareggio con il Torino (2-2) e un’altra vittoria contro la squadra ligure, il 7 aprile 1907, che regalano la vetta della classifica e il terzo Scudetto della sua storia al Milan. Milan che poi vince anche la Coppa Spensley, assegnata d’ufficio ai Campioni d’Italia e il campionato della Federazione di Ginnastica.

I Campioni d’Italia

Oltre al solito Kilpin, tra gli stranieri in squadra ci sono un tedesco e tre svizzeri. In porta, Gerolamo Radice, che sostituisce Attilio Treré, spostatosi a metacampo. In difesa, il solito Guido Moda, affiancato da Andrea Meschia, che permette lo spostamento di Kilpin in attacco. A centrocampo, appunto, Treré, Gian Guido Piazza – fondatore del Legnano – e lo svizzero Alfred Bosshard. In avanti, il 37enne Herbert Kilpin che, nonostante l’età, si dimostra sempre il più grintoso dei suoi, tenendo un rendimento altissimo per tutta la competizione. Suo compagno di reparto è Hans Walter Ihmoff, svizzero che segna 5 reti in 6 gare. Con loro, il primo tedesco della storia del Milan, Johann Ferdinand Madler, autore di tre reti in 4 gare. Infine, per la prima volta nella sua storia, il club ha un allenatore non giocatore: si tratta di Daniele Angeloni, ex-calciatore del Milan Campione d’Italia del 1901. Inoltre, è curioso notare come Kilpin sia centrocampista nel 1901, terzino nel 1906 e mezzala nel 1907 e Attilio Trerè sia portiere nel 1906 e addirittura centrocampista nel 1907. La “svizzerizzazione” del club non deve sorprendere: infatti, il progressivo abbandono degli inglesi e il diffondersi del football in Svizzera, ha portato molti fans del Canton Ticino ad avvicinarsi al capoluogo lombardo. Nonostante l’importanza storica che attribuiamo a questi fatti, non dobbiamo dimenticare che il pubblico delle partite di football consisteva in qualche centinaio di persone al massimo, e il movimento sportivo riguardava pochi appassionati; le società si autofinanziavano con le quote degli iscritti al club (anche i giocatori pagavano per giocare), gli introiti di una partita importante si aggiravano sulle 200-250 lire, i biglietti d’ingresso alla partita costavano una lira. Gli stessi calciatori dovevano provvedere alla loro divisa da gioco, col risultato che le maglie della squadra, fatto salvo il principio del rispetto dei colori sociali, risultavano in “stile fantasia”, l’una diversa dall’altra.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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