Storie dall’Inferno: La folgore di Seregno, l’unica luce degli anni Trenta

by Andrea Fabris | 10 Dicembre 2018

Eccoci qui, nuovamente, con un altro appuntamento con la nostra rubrica Storie dall’inferno – Le origini. La scorsa settimana ci eravamo lasciati con il nostro Milan che aveva appena debuttato a San Siro.

Durante la stagione 1928-1929, Piero Pirelli lascia la presidenza e, nel mentre, la FIGC si prepara a far nascere il primo campionato a girone unico, che costringe ciascun città ad avere un massimo di due squadre partecipanti. Così, Inter e USM si fondono nell’Ambrosiana. Tuttavia, gli anni 30 del club rossonero sono segnati da continui cambi dirigenziali e risultati tutt’altro che soddisfacenti sui campi. Da segnalare, con l’ascesa del fascismo, il cambio di nome da “Milan” a “Milano“. Unica gioia di questi anni, un bomber lombardo, “La folgore di Seregno“.

Aldo Boffi (1915-1987)

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Nato a Giussano nel 1915, Aldo Boffi debutta da professionista con la Vis Nova, club della sua città. A 18 anni poi, approda al Seregno, in Serie B. Visto il suo grande talento, Milan, Bologna e Fiorentina si contendono il suo cartellino. Tuttavia, Boffi, da sempre rossonero, non ha dubbi: il suo inserimento in squadra, però, è difficile, soprattutto a causa del suo carattere introverso e silenzioso. Così, dopo qualche settimana di adattamento, si prende di prepotenza e a suon di gol, il posto da titolare. La consacrazione, tuttavia, avvenne l’anno dopo, quando “Aldun” comincia a sfornare doppiette su doppiette: le sue vittime sono Napoli, Bari e Genova. Poi, rifilò anche una tripletta alla Lucchese. Si racconta, inoltre, che vinse una scommessa in allenamento segnando addirittura dalla bandierina del corner. Nelle due stagioni successive, Boffi si conferma capocannoniere del campionato con, prima 19 reti, poi, altre 24, in 30 partite. Inoltre, fra il novembre 1939 e il gennaio 1940, andò a segno per 9 partite consecutive, siglando un totale di 14 reti. Molto fisico e tecnico, la sua specialità erano i colpi di testa, con cui sfondava spesso le difese avversarie. Torna a vincere la classifica cannonieri nel 1942, con 28 reti in 26 presenze. Da lì in poi, comincia la sua fase calante, a causa anche della Seconda Guerra Mondiale, che lo porterà a perdere anni di carriera. Infatti, dopo il conflitto, andrà a giocare nell’Atalanta, prima di chiudere la sua carriera nel 1952, con la maglia del Seregno. Sicuramente, resta uno dei più grandi bomber della storia rossonera, con rispettivamente 15, 19, 21,24,18 e 28 reti stagionali nelle prima sei stagioni nel club. In totale, saranno 136 reti in 194 partite, per un attaccante amatissimo da tifosi, ma meno dagli allenatori, che ne contestavano spesso il suo egoismo. In un numero del Il calcio illustrato della stagione 1935-1936, quando indossava la maglia del Seregno, si racconta che un suo tiro violento venne parato dal portiere del Casale, Ugo Ceresa, che, tuttavia, non riuscì a trattenere il pallone, venendo spinto in porta con la sfera.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

 

 

 

 

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