Storie dall’Inferno: Sandokan e Yanez alla guida delle Tigri di Mompracen

by Andrea Fabris | 18 Febbraio 2019

Cari amici di L’Oracolo Rossonero, bentrovati con una nuova puntata di Storie dall’Inferno – Le Origini. Come abbiamo visto nelle scorse settimane, la squadra rossonera dei primi anni Cinquanta era composta da diversi campioni, come Gunnar Nordahl, Gunnar Gren, Nils Liedholm o Carletto Annovazzi. In quella grande squadra, vi erano anche altri grandi campioni, che hanno avuto magari meno successo a livello mediatico, ma che erano calciatori di primissima fascia. Ad esempio, Omero Tognon e Arturo Silvestri.

Omero Tognon (1924-1990)

Risultati immagini per Omero tognonNato il 3 marzo del 1924 a Padova, Omero Tognon fa il suo esordio al Milan il 14 ottobre del 1945. Cresciuto nelle giovanili rossonere, il suo debutto coincide con l’inizio del primo campionato di calcio post bellico. Sarà un debutto amaro per Tognon, che si incaricherà di battere il rigore assegnato contro il Genoa sbagliandolo e condannando i suoi compagni alla sconfitta. Tuttavia, questo sarà solo uno dei pochi errori della sua carriera.

Piazzato fisicamente, faccione quadrato e molta grinta sono le caratteristiche di questo centrocampista, che assomiglia ad un Demetrio Albertini ante-litteram. Per tutta la sua carriera calcistica, escluse le ultime due annate passate a Pordenone, ha vestito i colori rossoneri. Nonostante gli anni Quaranta siano davvero poveri di successi per il Milan, Tognon rimane sempre fiero e coriaceo in mezzo al campo, guidando i compagni e guadagnandosi ben presto la fascia da capitano. Verso la fine del decennio, con l’arrivo del Gre-No-Li, cominciano i successi: con la fascia al braccio, Omero alzerà 2 Scudetti e 2 Coppe Latine, pur saltando gran parte della vittoriosa stagione 1954-1955 per via di un grave infortunio.

Per undici stagioni, Omero Tognon è stato un simbolo di quel Milan, collezionando 342 presenze e 2 reti in rossonero. Inoltre, è stato anche un grandissimo esempio di correttezza per tutto il calcio italiano: infatti, durante gli anni di Milano, si è distinto per non aver mai ricevuto alcun cartellino. Nel mentre, si è guadagnato anche un posto in Nazionale, con cui ha partecipato ai Mondiali di Brasile 1950 e Svizzera 1954. Elegante come il poeta di cui porta il nome, nonostante una non grandissima tecnica, è stato molto amato dai tifosi rossoneri.

Dopo il ritiro, si è dedicato all’attività da allenatore, occupandosi soprattutto delle serie minori e delle giovanili. Nel suo curriculum, figurano San Donà, Verona, Arezzo, Ravenna, Pisa, Crotone, Clodia Sottomarina, Chieti e Savona. Molto amico di Arturo Silvestri, grazie al quale si guadagnerà il soprannome di Yanez, si racconta che sia anche merito suo la scoperta di Gigi Riva.  E’ morto nel 1990.

Arturo Silvestri (1921-2002)

Risultati immagini per Arturo Silvestri milanAnche lui veneto come il suo capitano, Arturo Silvestri nacque il 14 giugno 1921 e fu un ottimo terzino destro. Cresciuto sui campi di Serie B e Serie C, arriva al Milan nel 1950, dopo aver vestito le maglie di San Donà, Fiorentina, Pontedera, Pisa e Modena. Nel mezzo, la Seconda Guerra Mondiale, che lo ha visto andare al fronte in Albania ed essere fatto prigioniero dei tedeschi a Dusseldorf, nel 1943.

Soprannominato Sandokan, la Tigre del Bengala, come il personaggio nato dalla penna di Emilio Salgari,  per via del suo modo grintoso e tenace di affrontare la partita, con il Milan colleziona 163 partite ufficiali e 7 gol in 5 stagioni, vincendo 2 Scudetti e 1 Coppa Latina.

Risultati immagini per Arturo SilvestriCon il fido compagno Yanez, alias Omero Tognon, forma una linea invalicabile di fronte al tigrotto di Mompracen dell’occasione, Lorenzo Buffon. Lascia il Milan nel 1956, prima di chiudere la carriera con la maglia del Verona. Per lui, anche 3 presenze in Nazionale.

Ritiratosi, ha intrapreso anche lui la carriera di allenatore, ottenendo anche dei discreti risultati. Consigliato da Gipo Viani, ha cominiciato nel Treviso, per poi portare dalla Serie C alla Serie A sia il Genoa che il Cagliari. Nel 1966, anche un’esperienza sulla panchina del Milan, che porta i Rossoneri a vincere la prima Coppa Italia della loro storia. Ci ha lasciato nel 2002.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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