Storie dall’Inferno: Juan Alberto Schiaffino, l’incarnazione vivente de “El Fùtbol”

by Andrea Fabris | 8 Aprile 2019

Cari amici di L’Oracolo Rossonero, bentrovati con questo ultimo appuntamento stagionale con la nostra rubrica Storie dall’Inferno – Le Origini. Oggi, chiuderemo in bellezza, raccontandovi la storia di El Fùtbol, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, che abbiamo avuto l’onore di vedere vestire la nostra maglia, Juan Alberto Schiaffino.

Juan Alberto Schiaffino (1925-2002)

Risultati immagini per schiaffino milan“L’uomo ch’è venuto da lontano ha la genialità di uno Schiaffino, ma religiosamente tocca il pane e guarda le sue stelle uruguaiane…”

Juan Alberto Schiaffino, detto Pepe nasce a Montevideo nel 1925. Il suo soprannome gli venne dato dalla madre, per sottolinearne il carattere vivace. Uruguaiano di nascita, aveva però forti origini liguri: infatti, Schiaffino è un cognome proveniente dalla costa ad Est di Genova (probabilmente, Camogli o Portofino) e, proprio da lì, suo nonno paterno, un macellaio, era partito per migrare verso le Americhe, come tanti italiani dell’epoca.

Figlio di una casalinga paraguaiana e di un impiegato dell’ippodromo nazionale di Montevideo, Schiaffino comincia a giocare a soli 8 anni, come ala destra. Nel 1937 entra nell’Olimpia, poi, dopo una breve parentesi nel settore giovanile del Nacional, nel 1942, passa al Penarol. Nel mentre, Pepe svolge diversi mestieri, poiché ai tempi, in Uruguay, era impensabile vivere solo di calcio: fa il fornaio, il cartolaio e, addirittura, l’operaio in una fabbrica di alluminio.

Nel 1943, tuttavia, è già titolare in prima squadra: con i Manyas, vince 5 titoli nazionali, 5 tornei Competencia, 8 tornei Honor. Fra il 1945 e il 1954 arrivano 227 presenze e 88 reti, e Pepe divenne membro di quella che oggi è conosciuta come la più grande squadra della storia del calcio uruguagio, il Penarol campione del 1949: Pereyra Neto, Vidal, Miguez, Ghiggia, Enrique Hugo, Gonzalez, Schiaffino, Varela, Possamay, Ortuno e Honberg.

Longilineo ed esile fisicamente, era un calciatore completo e polivalente. In possesso di un talento e una tecnica incredibile, aveva il vizio del gol e un tiro preciso. Mancino e dotato di un’ottima visione di gioco. Inizialmente schierato in posizione avanzata, dopo il Mondiale del 1950, arretra in posizione di regista. Già, il Mondiale del 1950…

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E’ il 16 luglio 1950: Juan Alberto Schiaffino sigla il pareggio contro il Brasile.

Quella è una coppa del Mondo che sembra decisa in partenza: vincerà il Brasile. Al momento, Pepe è senza ombra di dubbio uno dei tre giocatori più forti del pianeta insieme a Ferenc Puskas ed Alfredo Di Stefano ed in campo disegna calcio per i compagni: in quei giorni nasce il soprannome “El Fùtbol“.Quel che succede allo stadio Maracanà il 16 luglio 1950 è qualcosa di epico e irripetibile: Brasile-Uruguay non è la finale -perché in quell’edizione la formula è particolare e a decidere il vincitore sarà un girone all’italiana – ma qualcosa che gli assomiglia maledettamente. E’ l’ultima partita e al Brasile basta un pari per diventare campione del mondo. Tuttavia, i quasi 200.000 del Maracanà non si aspettano altro che goleade e vittorie. Il primo tempo finisce 0-0, con il capitano, il Caudillo, Obdulio Varela, che prende Pepe per il bavero e gli urla: “Pepe!! Sei El Fùtbol?!? Faccelo vedere per favore…” Segna Friaca ad inizio ripresa e l’operazione pare compiuta per i brasiliano, ma in milioni sottovalutano l’Uruguay. Varela, raccoglie la palla in fondo alla rete e con passi lenti si avvia a centrocampo.
Trascorrono interminabili secondi, Varela ha lo sguardo fiero: il segnale è forte, ma pochi lo colgono. Al resto provvede Schiaffino: prima pareggia, poi, serve a Ghiggia – altro futuro rossonero – l’assist per lo storico 2-1, che prenderà il nome di Maracanazo. Uruguay campione e Brasile nel dramma: quella notte vengono certificati 34 suicidi e 56 attacchi cardiaci.

In merito a quel giorno, Schiaffino dirà: “Sciogliemmo l’angoscia che ci aveva accompagnato per tutta la partita, piangendo lacrime di gioia, pensando alle nostre famiglie in Uruguay, mentre i nostri avversari piangevano di amarezza per la sconfitta. A un certo punto provai pena per quello che stava accadendo.” Pepe si rivelerà una persona spigolosa per tutta la sua vita ma riesce a trovare l’umanità necessaria per partecipare al dolore degli avversari pur nella gioia immensa di avere vinto una partita così. Spesso, però, tendeva a fare di testa sua e a dire quel che pensava. Quest’ultima cosa gli procurò fastidi, squalifiche e rapporti tesi, specie con compagni e allenatori: memorabili certe litigate con Gipo Viani ai tempi del Milan. Già, il Milan…

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Juan Alberto Schiaffino e Nils Liedholm ai tempi del Milan.

Schiaffino gioca altri due anni nel Peñarol, però l’Italia lo chiama ed è difficile resistere alle lusinghe. Il primo tentativo è del Genoa e va a vuoto. Il secondo riesce e lui firma con il Milan. Trattativa aperta e chiusa a Hilterfingen, in Svizzera, nel ritiro della nazionale uruguaiana, alla vigilia del Mondiale del 1954. Ufficializzato il tutto, con il Penarol che ha intascato 52 milioni di Lire, i principali giornali di Montevideo titolano: “Il Dio del pallone ci ha lasciato. Una perdita irreparabile.”

Pepe arriva in Italia a 29 anni e con un peso inferiore ai 70 chilogrammi, ma non è per niente sul viale del tramonto, anzi.  Pennella calcio e le tifoserie avversarie gli dedicano ovazioni spontanee: succede, ad esempio, a Firenze in occasione di un passaggio stupendo e la storia si ripete a Ferrara. Per Cesare Maldini, suo compagno di squadra, “aveva il radar.” Dirà di lui Gianni Brera: “Forse non è mai esistito regista di tanto valore. Schiaffino pareva nascondere torce elettriche nei piedi. Illuminava e inventava gioco con la semplicità che è propria dei grandi. Aveva innato il senso geometrico, trovava la posizione quasi d’istinto.”

Il signore in oggetto è un sacramènt come si dice a Milano: arriva imponendo nel contratto una clausola che gli permettesse di portare la moglie in ritiro con sé. È il primo calciatore a gestire i propri ingaggi come se fosse un imprenditore. Nei giorni di riposo prende la macchina, va in Svizzera e si occupa di speculazioni finanziarie: comprava e rivendeva valuta e, secondo attendibili testimonianze, faceva fruttare i risparmi del 20 per cento e reinvestiva in appartamenti e negozi. Litigava con qualsiasi compagno (celebri i suoi screzi con Obdulio Varela) e pure con gli allenatori, compreso Gipo Viani, perché riteneva di poter fare comunque scelte migliori.

Esordì nel 1954, contro la Triestina, siglando una doppietta. Il 26 gennaio 1955, in occasione di Milan-Udinese – recupero della dodicesima giornata – Schiaffino fu accusato di aver rivolto gravi ingiurie all’arbitro Corallo. Secondo i rapporti dello stesso arbitro, il giocatore – strofinandogli davanti pollice ed indice – gli disse: “Voi arbitri italiani siete tutti venduti.”  Per questo episodio fu squalificato per cinque giornate.

Risultati immagini per schiaffino milanIn ogni caso, in quegli anni arrivano 4 Scudetti e una Coppa Latina, oltre alla finale di Coppa dei Campioni del 1958, persa 3-2 ai supplementari contro il Real MadridIn totale con il Milan disputò 171 partite, siglando 60 reti. Nel 1960, venne venduto alla Roma per 102 milioni di Lire, con il popolo rossonero che insorse. 

Nel mentre, arriva anche la prima convocazione in Nazionale italiana: infatti, è il periodo dell’apertura agli oriundi e il nonno ligure di Juan Alberto è il miglior passaporto per la nazionale azzurra. Schiaffino mette insieme 4 presenze ed è in campo anche a Belfast il 15 gennaio 1958 contro l’Irlanda del Nord, nella sfida che sancisce l’esclusione dell’Italia dai Mondiali di Svezia dell’estate successiva.

Schiaffino chiude la carriera alla Roma, nel 1962 e torna a Montevideo: per qualche anno fa l’allenatore, senza troppa convinzione. Cura i suoi affari con sapienza genovese, sempre più legato ad Angelica, la moglie, conosciuta nel ’42 su un bus di Montevideo e mai più lasciata. Un’esistenza felice, anche se priva di figli. Angelica morì pochi mesi prima del marito, che la raggiunse in fretta il 13 novembre 2002. Un amore grande, come grande è stato Pepe.

Epilogo

Risultati immagini per schiaffino riveraIl calcio italiano, quello rossonero in particolare, a questo oriundo deve molto più di ciò che gli ha dato sul campo: infatti, insieme a Nils Liedholm, Pepe presenziò al provino di un ragazzino piemontese sul campo della Primavera, a Linate, e, alla fine, andò in sede a spiegare al presidente Rizzoli che quel ragazzino era meglio portarlo a casa nominando, come nella tradizione sudamericana il proprio erede. L’Alessandria però chiedeva molti soldi per quel talento che aveva impressionato perfino Silvio Piola. Così, Gipo Viani fu costretto a giocare il jolly: “Presidente, quel giorno ad Alessandria c’era la nebbia e si faceva fatica a capire chi era il ragazzino e chi era Schiaffino.” Quel ragazzino sarà l’assoluto protagonista della prossima stagione di Storie dall’Inferno. Il suo nome? Gianni Rivera.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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