Storie dall’Inferno: Ernesto Grillo, El Diablo Rojo de Avellaneda

by Andrea Fabris | 24 Marzo 2019

Cari amici de L’Oracolo Rossonero, bentrovati con un nuovo appuntamento con la nostra rubrica Storie dall’Inferno – Le Origini. Nelle scorse settimane abbiamo visto come il Milan, negli anni Cinquanta, abbia ritrovato i successi e le vittorie di un tempo, conquistando ben due Scudetti, dopo essere passati anche attraverso un cambio di proprietà. In questi anni, la squadra guidata dal capitano Nils Liedholm, unico superstite del Gre-No-Li, vede susseguirsi diversi grandi talenti come, ad esempio, Ernesto GrilloEl Diablo Rojo de Avellaneda.

Ernesto Grillo (1929-1998)

Risultati immagini per Ernesto GrilloCresciuto nelle giovanili del River Plate, ai tempi de La Maquina, la leggendaria squadra degli anni Quaranta, nel 1947, Grillo si trasferisce al Club Atletico Independiente di Avellaneda, la squadra Rey de Copas, che ha vinto tutto ciò che poteva vincere in Argentina e nel mondo. Il 24 aprile 1949, finalmente, debutta in prima squadra, contro il Club Atletico Platense, per poi trovare la sua prima rete in campionato a novembre dello stesso anno, contro il Chacarita Juniors. Con gli argentini rimane per 8 stagioni, collezionando 90 reti in 192 gare.

Le sue ottime prestazioni convincono il CT della Nazionale argentina convocarlo nel 1952 per un’amichevole contro la Spagna. Con la Seleccìon, colleziona 21 partite e 8 reti, conquistando anche il Campeonato Sudamericano de Football del 1995 – l’attuale Copa América – in Cile. Storica la data del 14 maggio 1953, che lo vede realizzare una doppietta incredibile contro l’Inghilterra, decisiva per la vittoria dei sudamericani. Il secondo dei due gol di Grillo è di una fattura incredibile e, ancora oggi, viene celebrato in tutta l’Argentina il 14 maggio, in quello che è diventato il Dia de Futbolìsta, il giorno del calciatore.

Nel 1957, il presidente Andrea Rizzoli e Nils Liedholm lo convincono a firmare con il Milan e a venire in Italia. Grillo va a segno immediatamente all’esordio, l’8 settembre contro il Lanerossi Vicenza. Con i Rossoneri vince lo Scudetto 1957; tuttavia, la sua prima stagione milanese è viziata da un brutto infortunio al menisco. Inoltre, in tempi in cui non c’è una chirurgia di fino a sistemarti, operarsi a un ginocchio non è certo routine. El Diablo, però, brucia le tappe: operato dal suocero di un altro bomber rossonero, Carlo Galli, guarda le coincidenze,in venti giorni è già pronto per giocare. Praticamente, un antesignano Franco Baresi di USA ’94.

La stagione seguente, con sei gol in otto partite, è il miglior marcatore del Milan in una delle prime edizioni della Coppa dei Campioni. Di queste sei reti, una è dentro al palcoscenico della finale, a Bruxelles. Il Milan fa fuori Rapid Vienna, Rangers, Borussia Dortmund e Manchester United: ad attenderlo in Belgio c’è il Real Madrid. Ai supplementari, dopo che Grillo ha recuperato il 2-1 pareggiando, arriva il terzo gol merengues, firmato da Francisco Gento che condanna alla sconfitta il Milan di Gipo Viani.

In Italia, Grillo vince anche lo Scudetto 1959, dove è uno degli assoluti protagonisti: in un rocambolesco Juventus-Milan, i rossoneri conducono 4-2 ma si fanno pareggiare a nove minuti dalla fine da un certo Omar Sivori che, come lui, era arrivato in Italia dall’Argentina. Al novantesimo, però, Grillo, che aveva già segnato l’1-0, castiga definitivamente la Vecchia Signora.

La nostalgia per la sua Argentina però, si fa sentire. Infatti, nonostante a Milano si trovasse molto bene, anche grazie alla presenza dei connazionali Tito Cucchiaroni e Antonio Angelillo – il primo suo compagno di squadra mentre, il secondo, rivale nerazzurro – la moglie Nina lo convincere a salutare i Rossoneri e tornare in Argentina. Con il Milan ha collezionato 96 gare ufficiali e 30 reti ma, fondamentale, è stato il suo apporto nell’assistere i compagni di reparto in zona gol.

Nel 1960, quindi, firma con il Boca Juniors, dove si ferma per 6 stagioni, vincendo 3 campionati. Ritiratosi nel 1966, ha subito cominciato a lavorare nel settore giovanile degli Xeneizes, dove resta fino al 1986. Ritiratosi a casa sua a Bernal, anche a causa di diversi problemi di salute ed economici, cadde in depressione, morendo il 18 giugno 1998.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

×