Storie dall’Inferno: il Pompierone venuto dal nord, il più grande bomber della storia

by Andrea Fabris | 28 Gennaio 2019

La scorsa settimana, cari amici di L’Oracolo Rossonero, con la nostra rubrica Storie dall’Inferno, ci eravamo lasciati il 27 gennaio 1949, giorno di una gara di recupero all’Arena milanese tra Milan e Pro Patria. Vantaggio dei bustocchi, pareggio di Renato Carapellese, infine un lancio di Albert Gudmundsson in profondità, sfera agganciata dal nuovo centravanti svedese del Milan, che di sinistro fulmina il portiere. E’ l’inizio di una nuova era. E’ l’inizio dell’era del Milan degli svedesi.

Gunnar Nordahl (1921-1995)

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Gunnar Nordahl nasce a Hörnefors (Svezia) il 19 ottobre 1921. Calciatore dilettante in patria, si rivela al grande calcio grazie all’oro olimpico conquistato a Londra con la nazionale di calcio svedese nel 1948. Approda al Milan nel gennaio 1949, squadra in cui rimane sino all’estate 1956, per contribuire in maniera determinante alla conquista del quarto titolo nazionale rossonero del 1951, dopo ben 44 anni di attesa, e del quinto scudetto del 1955. Centravanti di notevole stazza e dalla buone doti tecniche, risulta fisicamente inarrestabile per le difese avversarie. Dotato di un grande senso del gol, si distingue per essere in grado di utilizzare al meglio entrambi i piedi, che lo dotano di un grande tiro dalla distanza.

Esponente di punta di una famiglia svedese di calciatori, Gunnar Nordahl, è il bomber più prolifico della storia del Milan. Ha iniziato a giocare a calcio a 16, mentre lavorava come tornitore. Vista la sua grande media realizzativa, venne acquistato dal Norrkoping, che gli assicura anche un contratto da pompiere, con il grado di caporale. E’ proprio qui che nasce la leggenda del Pompierone.

Arrivato al Milan nel gennaio 1949, Nordahl si ambienta in fretta e chiude l’annata con 15 reti in 16 presenze. fra cui una bellissima doppietta del Derby. La stagione seguente coincide con l’arrivo in panchina di Lajos Czeizler, suo ex-allenatore magiaro, già decisivo per il suo trasferimento in rossonero con l’avvento di altri due fuoriclasse svedesi: Gunnar Gren, formidabile cervello di centrocampo, detto Il Professore, e Nils Liedholm, Il Barone, entrambi convinti dal numero nove rossonero. E’ in quell’anno, quindi, che nasce il Gre-No-Li, il magico trio svedese che guiderà il Milan al successo nei primi anni Cinquanta. Emblematico il ricordo del Barone, che sostiene di aver accettato il trasferimento al Milan per sfinimento, dopo aver passato un’intera notte a discutere con Nordahl che, insieme con la moglie, gli elencava le bellezze dell’Italia calcistica e non solo.  I tre sono molto amici e il loro affiatamento si può vedere anche in diversi spot pubblicitari girati dai tre all’inizio degli anni ’50. Nordahl raccoglie ben 35 reti, con la squadra che arriva a realizzarne ben 118 in campionato, regalando partite spettacolari e ricche di gol. Storico, il 7-1 rifilato a Torino alla Juventus, con tripletta del Pompierone, che coincide con la prima partita di calcio italiana a finire in televisione.

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Nelle annate successive, che vedono Czeiler essere sostituito da Béla Guttmann – sì, quel Béla Guttmann – arrivano un secondo e due terzi posti, con Nordahl che mette a segno rispettivamente 26, 26 e 23 reti, vincendo ancora per due volte il titolo di capocannoniere. Per far fare il definitivo salto di qualità alla squadra, bisogna aspettare il 1954, quando l’ambizioso Andrea Rizzoli preleva la società da Umberto Trabattoni, regalando ai tifosi gli acquisti del difensore triestino Cesare Maldini e di El Futbol, Juan Alberto Schiaffino, l’eroe dell’Uruguay dei Mondiali del 1950. Grazie ai preziosissimi assist di Schiaffino, lo svedese vince la classifica cannonieri 1954-1955, e il Milan vince il suo quinto Scudetto, guidato in panchina dall’ex Héctor Puricelli. Dall’annata seguente, il club comincia a competere ad alto livello europeo, vincendo nuovamente la Coppa Latina, grazie ai gol di Nordahl, e raggiungendo le semifinali della neonata Coppa dei Campioni.

Nell’estate 1956, a 35 anni, Gunnar Nordahl lascia il Milan, con all’attivo 221 reti in 268 presenze, che lo rendono tutt’oggi il più grande marcatore della storia del club e il terzo di sempre ad averli siglati con una singola squadra, dopo Giuseppe Meazza (Inter, 282) e Angelo Schiavo (Bologna, 253). Dopo due stagioni con la maglia della Roma, lo svedese appende le scarpe al chiodo, tentando l’avventura in panchina con i Giallorossi. Inoltre, rimane il secondo miglior marcatore di tutti i tempi del campionato italiano, con 225 reti complessive, che lo pongono subito dietro a Silvio Piola. Per lungo tempo, suo anche il record di reti realizzate in una singola stagione, 35. Record battuto da Gonzalo Higuain solo nel 2015-2016. Tutti numeri che ancora oggi risultano mostruosi con un totale di 251 reti in 291 presenze in carriera, che lo portano alla pazzesca media di 0,773 reti a partita.

Con la Nazionale svedese, invece, il rapporto è differente: infatti, dopo il successo olimpico del 1948 e l’impressionante numero di 44 reti in 33 presenze collezionate fra il 1942 e il 1948, lo svedese non verrà più richiamato a rappresentare il suo Paese. Così, l’Italia diventa la sua seconda patria e, proprio nel 1995, mentre si trova ad Alghero, ci lascia a causa di un infarto. Le sue doti calcistiche e il suo essere un gigante buono, per la voce flebile a dispetto di un fisico straripante, saranno sempre ricordate affetto e rispetto da tutti gli sportivi italiani.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

 

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