Storie dall’Inferno: Carletto Annovazzi, El Negher di Porta Romana

by Andrea Fabris | 14 Gennaio 2019

Cari amici di Oracolorn.it, bentrovati con un nuovo appuntamento con la nostra rubrica Storie dall’Inferno – Le origini. Dopo l’appuntamento della scorsa settimana, in cui abbiamo ricordato la storia del grande Héctor Puricelli, oggi, ripercorreremo le orme di un altro grande rossonero degli anni Quaranta, Il moro di Porta Romana, Carlo Annovazzi.

Carlo Annovazzi (1925-1980)

Clicca sull'immagine per ingrandireLa maggior parte dei Rossoneri ricordano o conoscono Carletto Annovazzi per una famosissima foto del 1947, che lo ritrae indossare la maglia del Milan al contrario, con il suo numero, il 4, in bella vista, e con un gran bel fiasco di vino in mano. L’immagine guasconesca ma, allo stesso tempo, rappresentativa dello spirito con cui il calcio era vissuto all’epoca, infatti, è stata scatta in seguiti alla vittoria dei Rossoneri per 2-1 in casa della temibilissima Juventus.

In realtà, però, il buon Annovazzi non è stato milanista sin dal principio. Infatti, milanese doc, era nato il 24 maggio del 1925 a Milano e, sin da piccolo, sognava di giocare nell’Inter, la squadra del suo idolo, Meazza. Tuttavia, nel 1942, fu avvistato dagli osservatori del Milano (nome che aveva assunto il club durante l’epoca fascista), che riuscirono a convincerlo a lasciare la polisportiva del dopolavoro ferroviario per sole cinquanta Lire.

Volto massiccio, folti capelli neri, ruspante e ben piazzato fisicamente, soprannominato El Negher per quel suo colorito di pelle un po’ più scuro della media, Annovazzi divenne presto il mediano inamovibile della squadra del presidente Trabattoni. Arrivato al Milan nel 1945, risente anche lui inizialmente di quegli anni di crisi che regalano al club una lunga e continua astinenza dai titoli sportivi, che perdurava dal 1907. Specialista nei calci piazzati, segnò il suo primo gol nel marzo del 1946 contro l’Andrea Doria, ma la rete che lui stesso ricordava più volentieri era quella rifilata ai cugini dell’Inter in un derby dello stesso anno. Sicuro e deciso nel contrasto, veloce nel proporre il gioco offensivo e capace di conclusioni personali, Annovazzi è considerato un precursore del mediano moderno. Fortunatamente, però, a differenza di Puricelli, riesce a giocare con il trio svedese del Gre-No-Li, che trascinerà il Milan alla vittoria dello Scudetto del 1951 e della Coppa Latina.

Immagine correlataIl ragazzo di Viale Umbria resterà in rossonero fino al 1953, quando viene ceduto all’Atalanta:

“Ero in vacanza a Jesolo – racconterà nel 1971 – ero felice di poter essere a Milano e rimanervi fino a fine carriera. Era la mia certezza. Poi, in quei giorni mi arrivò un telegramma con scritto che ero stato venduto all’Atalanta. Mi sentii morire, non riuscivo a rassegnarmi.” 

Fu convocato in azzurro 17 volte e partecipò ai mondiali del 1950 in Brasile, quelli del famoso Maracanazo. Per capire il suo assoluto valore, basti pensare che, negli anni precedenti, con lo juventino Carlo Parola ed il compagno di squadra Renato Carapellese, riuscì ad inserirsi nel blocco del Grande Torino – che scomparirà tragicamente nel 1949 –  che all’epoca colonizzava la Nazionale. Ha lasciato i Rossoneri dopo 292 presenze e 54 reti, ma tornerà negli anni ’60, come membro dello staff tecnico di Nereo Rocco. Tuttavia, Carletto ci ha lasciato troppo presto, nel 1980, a soli 55 anni di età, a causa di una malattia incurabile. Prima di lasciarci definitivamente, però, ha voluto fare un grandissimo regalo al suo amato Milan: infatti, furono lui ed Italo Galbiati a scoprire e a convincere la società a concedere un provino ad un giovane ragazzo che era stato scartato dall’Inter, un certo Franco Baresi.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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