Storie dall’Inferno: Héctor Puricelli, la Testina d’Oro che portò El Fùtbol a Milano

by Andrea Fabris | 7 Gennaio 2019

Cari lettori di Oracolorn.it, buon 2019 e bentrovati con una nuova puntata della nostra rubrica Storie dall’inferno. Poche settimane fa ci eravamo lasciati raccontando gli anni della Seconda Guerra Mondiale e la storia del nostro Ferdinando Valletti, ex-rossonero che fu deportato a Mauthausen.

Nei quattro campionati dell’immediato dopoguerra, a dominare è il Grande Torino, che scomparirà tragicamente nel 1949 nell’incidente di Superga. Il Milan del presidente Trabattoni, allenato da Giuseppe Bigogno, si classifica sempre nei primi 4 posti finali, non riuscendo però a rubare il gradino più altro del podio ai Granata. Tuttavia, la squadra presenta diversi ottimi giocatori, come Giuseppe Antonini – il capitano -, Renzo Burini, Omero Tognon, Carlo Annovazzi, l’irlandese Paddy Sloan e l’italo-uruguaiano Héctor Puricelli, di cui parleremo quest’oggi.

Héctor Puricelli (1916-2001)

Immagine correlataDa sempre, ci sono Paesi riconosciuti a livello internazionale come portatori di una grandissima cultura calcistica: Inghilterra, Brasile, Italia e, fin dai primi decenni del Novecento, l’Uruguay, la terra della garra, lo spirito combattivo indomito, quello di chi non molla mai. Proprio da qui viene Héctor Puricelli, figlio di immigrati italiani a Montevideo, nato il 16 gennaio 1916. Sin da piccolo, si mette in mostra nelle squadre locali, arrivando a debuttare fra i grandi con la maglia del Central Montevideo, pochi anni prima di essere rimpatriato in Italia nel 1938.

Tornato nel Bel Paese insieme ai connazionali Francisco Fedullo, Michele Andreolo e Raffaele Sansone, firmando con il Bologna del grande Arpad Weisz – un allenatore di calcio magiaro, che farà le fortune della squadra del presidente Renato Dall’Ara e che perirà crudelmente durante la Guerra in quel di Auschwitz (piccola parentesi: i magiari hanno inciso davvero tanto sulla storia del calcio europeo nella prima metà del XX secolo). Qui, sviluppa una grandissima intesa con Amedeo Biavati, un compagno di reparto che gli fornisce cross perfetti e gli insegna a segnare di testa cosa che – come confesserà lo stesso Puricelli qualche anno dopo – non aveva mai fatto prima.  Vista la sua grande abilità sulle palle alte, si guadagna ben presto il soprannome di Testina d’oro, e vince per due anni la classifica cannonieri, contendendosi il titolo con il nostro Aldo Boffi. La storia d’amore con i felsinei sembra infinita ma, una volta terminato il conflitto, il nostro – nel frattempo naturalizzato Ettore e non più Héctor – viene accusato dall’opinione pubblica locale di aver collaborato con il regime fascista, tirandosi contro tutto l’astio della rossa Bologna.

Così, visto l’interesse del presidente Dall’Ara per Gino Cappello, mezzala rossonera, nel 1946, Trabattoni propone uno scambio fra i due giocatori, ottenendo il benestare del Bologna: finalmente Ettorazzo – così come lo soprannominò il mitico Gianni Brera – è Rossonero! Nel Milan, si trova in coppia con Renato Carapellese, con cui forma una coppia formidabile, che purtroppo non riesce ad interrompere l’egemonia granata. Le loro gesta fanno innamorare tantissimi tifosi rossoneri, fra cui un piccolo Silvio Berlusconi, che vede nella punta ex-Bologna uno dei suoi primi idoli d’infanzia. Puricelli lascia il Milan nel 1949, accettando di scendere in serie B nelle file dell’ambizioso Legnano, che riporta in Serie A, prima di ritirarsi nel 1951.  Con la maglia rossonera ha segnato 57 reti in quattro stagioni. Il suo addio coincide con l’arrivo di Gunnar Nordhal, il Pompierone svedese che divenne il più grande bomber della storia rossonera.

Risultati immagini per Hector PuricelliChiusa la carriera di giocatore, Ettore intraprende quella di allenatore. Immediatamente entra nell’orbita milanista, contribuendo alla formazione di una scuola calcio destinata a dare al movimento italiano i migliori tecnici del dopoguerra. Infatti, Puricelli possiede l’innata capacità di creare il gruppo, facilitata dal suo carattere sempre allegro e positivo. Sono queste le doti che, all’inizio del 1955, gli permettono di subentrare con successo a Bela Guttmann  – sì, quello della maledizione del Benfica (che, tra l’altro, era anche lui un magiaro) – sulla panchina del Milan. L’italo-uruguaiano trova una squadra scarica, che fatica ad uscire da una crisi di risultati dopo un ottimo avvio di campionato. Puricelli dà tranquillità al gruppo e guida la squadra alla conquista del quinto Scudetto, il primo della presidenza di Andrea Rizzoli. Il secondo anno, arriva secondo dietro la Fiorentina e raggiunge le semifinali della neonata Coppa dei Campioni. Come da regola del neopresidente, ogni due anni, si cambia allenatore: così, anche il grande Testina d’oro deve lasciare i Rossoneri. Il suo più grande merito in rossonero fu quello di portare al Milan uno dei più talentuosi campioni del calcio internazionale dell’epoca, El Futbol, Juan Alberto Schiaffino, uno degli eroi del Maracanazo del 1950: infatti, fu proprio l’ex-attaccante rossonero, ai tempi semplice collaboratore del club, a convincere il Milan ad acquistarlo e a convincere la stella uruguaiana a venire a Milano nel 1954. Da lì, inizia un lungo peregrinare che lo porta ad allenare Porto, Salerno, Varese – squadra che porta dalla Serie C alla Serie A – Atalanta, Alessandria, Cagliari, Lanerossi Vicenza, Brindisi, Foggia e Genoa, prima di lasciare la carriera d’allenatore nel 1984. Ci ha lasciati 14 maggio 2001, a 84 anni.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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