Storie dall’Inferno: la Seconda Guerra Mondiale e Ferdinando Valletti, un rossonero a Mauthausen

by Andrea Fabris | 17 Dicembre 2018

Spesso quando parliamo di un momento buio, ci riferiamo magari ad un periodo in cui il nostro caro amato Milan non ottiene risultati sportivi soddisfacenti. Tuttavia, nella puntata odierna di Storie dall’Inferno, affronteremo un periodo davvero buio, segnato dall’incertezza della sopravvivenza e da un futuro visto come un enorme punto di domanda: si tratta di quel periodo che va dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, la Seconda Guerra Mondiale.

 

La fine del conflitto e la Liberazione 

In una città distrutta e ridotta alla povertà, il calcio – o ciò che ne rimaneva – era diventato uno dei pochi appigli per la gente comune per rivivere i momenti di quella era la vita “normale” prima della guerra. Come già abbiamo visto, gli anni Trenta non furono felici per il Milan – o meglio, il Milano, così come fu costretto a chiamarsi dalla dittatura fascista – e le gioie sul campo furono tendenti allo zero. In quegli anni, fu l’Ambrosiana Inter a dominare il calcio lombardo, appoggiata da una proprietà più ricca. Nel 1940, tuttavia, Benito Mussolini scende in guerra al fianco di Adolf Hitler e la Germania nazista, portando l’Italia nel conflitto. Milano, centro economico del Bel Paese, è il primo loco bombardato. Tuttavia, fino al 1943, il campionato riesce a svolgersi regolarmente; poi, però, con lo sbarco degli Alleati, la caduta del Duce e l’armistizio, tutto si ferma.

Tuttavia, la FIGC, nel dicembre 1943, prova a fa ripartire il mondo del pallone, con la nascita del Campionato d’alta Italia, che vede diverse squadre partecipare con giocatori, però, sempre a disposizione delle autorità militari. Alla guida del Milan c’è ancora il presidente Umberto Trabattoni, che regge la società insieme al genero Toni Busini. Così, fra questi impegni ufficiali e amichevoli organizzate in campagna per compiacere gli agricoltori in cambio di viveri, fra le fila dei Rossoneri sbucano calciatori come Romeo Menti, storica ala destra del Torino, e Furio Valcareggi, che nel 1968 sarà il CT della nostra Nazionale campione d’Europa. La squadra si trasferisce all’Arena civica, poiché San Siro è troppo isolato ed irraggiungibile a causa dei bombardamenti, che limitano gli spostamenti.

Il campionato termina nel 1944 e vede vincere i vigili del fuoco di La Spezia. Poi, l’autunno milanese si presenta come uno dei più duri di quegli anni, con la città sconvolta dalle guerriglie fra repubblichini e anglo-americani e i bombardamenti britannici, che portano anche alla strage della scuola di Gorla, che vede la morte di 614 persone.

Nel novembre 1944, la FIGC cerca di riorganizzarsi e da vita al Torneo Benefico lombardo, che vede la partecipazione di 12 club, fra cui Milano e Ambrosiana Inter. Alla competizione prendono parte anche squadre come Meda e Vigevano, gestite da ricchi proprietari terrieri che riuscivano ad accaparrarsi i calciatori più forti del periodo. Infatti, lo stesso Milano viene sconfitto con un secco 5-0 dal Vigevano. Partita dopo partita, la competizione arriva a marzo 1945, quando già si intuisce che la guerra possa finalmente finire e gli animi cominciano a riaccendersi. Così, il 25 aprile, con la Liberazione, il  torneo viene sospeso, per poi riprendere a metà maggio in un rinnovato entusiasmo e ritorno alle origini: infatti, il Milano torna ad essere il Milan e torna a giocare nel suo stadio, San Siro.

Ferdinando Valletti (1921-2007)

Nato nel 1921, Ferdinando Valletti approdò al Milan nei primi anni Quaranta. Complice qualche problema al ginocchio e dei piedi non proprio fatati, giocò da mediano nelle due sole stagioni vissute con la maglia rossonera. Nel marzo 1943, accusato di aver fatto volantinaggio durante uno sciopero allo stabilimento milanese dell’Alfa Romeo, fu arrestato e condotto al carcere di San Vittore, prima di essere deportato nel campo di concentramento nazista di Mauthausen, prima, e in quello di Gusen, poi, dove restò fino al maggio 1945. La sua tragica esperienza può essere approfondita nel libro Deportato I57633 – Voglia di non morire, scritto dalla figlia di Valletti, Manuela, venuta alla luce proprio nel 1945. Durante lo sciopero, Ferdinando aveva accettato di correre il rischio di distribuire i volantini. Seguito a vista dai fascisti, che conoscevano il suo passato nella Brigata Garibaldi, fu arrestato appena rientrato a casa. Sarà il calcio a salvargli la vita: infatti, le SS erano solite organizzare della partite amichevoli, per passare il tempo. Poiché mancava un uomo, un nazista si ricordo di quell’italiano targato I57633, che giocava a calcio. Il nostro, che già era ridotto ad un mucchio di ossa di 39 kg, raccolse tutte le sue forze per rispondere alla convocazione e diventare poi addetto alla distribuzione delle scorze di patate per i prigionieri. Divenendo “sguattero”, riuscì a salvare diversi prigionieri, facendo pervenire loro gli avanzi dei pasti delle SS. Liberato nel maggio 1945, riuscì a tornare a casa.

 

Dopo la Guerra, tutto torna alla normalità, la libertà è riacquistata, non si deve più avere paura di gridare il nome della propria squadra del cuore. E’ bello pensare, a così tanti decenni di distanza, come il calcio, in quegli anni davvero bui della storia del nostro Paese e della storia mondiale, sia stato uno dei punti di contatto con la vita prima del conflitto ed un’ancora di salvezza e di speranza per migliaia di cittadini.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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