Storie dall’Inferno: lo Scudetto vinto a tavolino

by Andrea Fabris | 29 ottobre 2018

La scorsa settimana, con la nostra rubrica Storie dall’Inferno, ci siamo lasciati con la vittoria del primo Scudetto da parte del club rossonero, quello del 1901.  Oggi, andremo avanti nel nostro percorso analizzando uno dei primi e veri propri “casi” del calcio italiano, quello riguardante il Campionato del 1906, vinto dal nostro amato Milan.

 L’antefatto

Per capire pienamente ciò che accade, bisogna fare un passo indietro e tornare  al 1905, quando la Juventus vince il primo campionato della sua storia. I Bianconeri sono arrivati alla fase finale del Campionato italiano 1905 insieme al Genoa e all’Unione Sportiva Milanese che, clamorosamente, era riuscita ad eliminare il Milan. All’ultimo turno del girone finale, l’U.S.M. – sempre sconfitta fino a quel momento – impone il pareggio ai Grifoni, negando lor di guadagnare quella vittoria che avrebbe portato allo spareggio contro il club torinese. Il risultato ha del clamoroso e provoca grosse polemiche: c’è di parla di un grosso premio offerto dalla dirigenza bianconera all’U.S.M. in caso vittoria, oppure chi parla addirittura di una combine.

Il Campionato 1906

L’anno seguente, tuttavia, le parti si invertono: alla fase finale accedono Juventus, Genoa – che ha eliminato l’Andrea Doria – e Milan. A contendersi il titolo sono i Rossoneri e i Bianconeri e, il 18 marzo 1906, il club torinese sfida – in casa – il Genoa. Dopo una prima frazione combattuta, nella ripresa la Juventus sblocca la gara con lo svizzero Walter Streule. I Grifoni si sentono feriti nell’orgoglio, e riescono ad ottenere ben 2 calci di rigore: il primo viene respinto dal portiere bianconero; il secondo, invece, viene realizzato, ma viene fatto ripetere dal direttore di gara, per poi essere parato nuovamente dal portiere bianconero. A quel punto, ai liguri saltano i nervi e cominciano a rendersi autori di diversi interventi fallosi, non sanzionati dal direttore di gara. Di conseguenza, i tifosi bianconeri decidono di farsi giustizia da soli e di invadere il campo. La FIF , perciò, decide di sospendere la gara e ordinarne una ripetizione sul campo neutro del Milan. Nel capoluogo lombardo, i Grifoni vengono sconfitti 2-0 e, convinti di aver subito un sopruso e in piena polemica con la Juventus e la FIF, decidono di non presentarsi nell’ultima gara contro il Milan, regalando la vittoria per 2-0 a tavolino ai Rossoneri.  Milan e Juventus, a questo punto, si trovano in cima alla classifica a pari, con i Rossoneri in vantaggio per differenza reti, Tuttavia, la FIF decide di non calcolare le reti assegnate a tavolino, stabilendo la necessità di giocare una gara di spareggio a Torino. Il Milan protesta, ma decide di presentarsi comunque al Velodromo Umberto I a Torino il 29 aprile 1906. Nonostante il disagio portato da queste trasferte così lunghe e vissute in terza classe, i Rossoneri lottano con le unghie e con i denti, tornando a Milano con uno 0-0. La ripetizione, quindi, si decide di giocarla in campo neutro, a Milano, nello stadio dell’Unione Sportiva Milanese, il 6 maggio 1906. Questa volta, invece, sono i Bianconeri a protestare senza essere ascoltati, chiedendo di spostare la a Novara. Così, la Juventus non si presenta all’incontro e i Rossoneri vincono il Campionato grazie al successo per 2-0 a tavolino.


La formazione Campione d’Italia di II categoria del Milan 1905-06.
Dietro, da sinistra: Meschia, Gerolamo Radice, G. Porro Lambertenghi; al centro: Camperio, Knoote, Piazza; accosciati: A. Sala, V. Pedroni II, G. Colombo, C. Parisini, Della Longa.

I Campioni d’Italia

Rispetto alla squadra del 1901, il Milan ha perso la sua originaria presenza britannica, e gli unici due superstiti del primo titolo sono Herbet Kilpin e Guerriero Colombo. Quest’ultimo, era nel club sin dalla prima, e giocava come mezzala, mentre Kilpin, ormai 35enne, si limita a giocare come terzino. A centrocampo, giocano Oscar Josef Giger, Alfred Bosshard e Hans Mayer Heuberger.  Mayer è il primo tedesco della storia del club, e il suo cognome viene spesso storpiato in Henberger o Hemberger. Una delle stelle della squadra, però, è François Menno Knoote, originario di una nobile famiglia olandese. Knoote era un portiere/centrocampista ma, allo stesso tempo un cantante lirico. Infatti, il suo trasferimento in rossonero avviene nel 1905, quando, giunto a Milano per studiare al conservatorio, conosce i fratelli Piero e Alberto Pirelli, che lo introducono nel club. Secondo la leggenda, Knoote era terrorizzato dal giocare sotto la pioggia, poiché temeva di ammalarsi e beccarsi un raffreddore o un mal di gola, che avrebbe potuto mettere in seria difficoltà la sua carriera lirica. Inoltre, sarà fra i fondatori dell’Inter. In squadra c’è anche Umberto Malvano, ala sinistra e fra i principali fondatori della Juventus. Infatti, nelle gare decisive contro i Bianconeri, deciderà di non scendere in campo per evitare polemiche. In difesa, invece, vi era il grande Guido Moda, che faceva da chioccia al giovane e talentuoso Andrea Meschia. Fra gli altri, anche l’ala sinistra Guido Pedroni – che lascerà il calcio a fine stagione per dedicarsi alle distillerie di famiglia – Giuseppe Rizzi – ricordato soprattutto per la sua professionalità maniacale – i fratelli Alessandro e Attilio Trerè e Antonio Sala – cresciuti nel settore giovanile della Giovine Italia.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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