Sliding Doors Milan: Europa si, Campionato ni…e il bicchiere è mezzo vuoto…

by Antonio Mele | 25 settembre 2018

Settimana impegnativa quella che ha visto i ragazzi impegnati prima con l’esordio in Europa League contro il Dudelange e poi la gara “trappolone” in casa contro la sempre ostica Atalanta. Se dovessimo raccontarla con una frase sarebbe sicuramente: “Minima spesa, massima resa” per l’europa league e di contro “Massima spesa, minima resa” per l’Atalanta. Si perchè, le due gare sono state praticamente agli antipodi, da sliding doors. Giovedì Gattuso ha dato spazio a tutte le seconde linee, eccezion fatta per capitano Romagnoli e quel diavolo del Pipita, e il risultato è stata una delle poche note positive della serata. Partita lenta, a tratti soporifera, risolta dal guizzo di quel campione con la maglia numero 9 che finalmente possiamo applaudire a San Siro. Un Milan con palesi difficoltà nella manovra e che non è riuscito ad esprimere un gioco degno di tal nome. Da segnalare una prova volitiva da parte di Josè Mauri, alla ricerca continua del pressing e della corsa nel torpore del centrocampo rossonero e una difesa che , complice anche la pochezza offensiva degli avversari, è sembrata tutto sommato solida sopratutto nella parte centrale. Ma come detto, se il gioco non va, in partite come questa, avere un fenomeno davanti aiuta massimizzare il risultato con il minimo sforzo.

Di tutt’altro genere la gara di Domenica 23 contro i nerazzurri bergamaschi. Gattuso si affida ai titolarissimi e la partita sembra partire sotto un’altra musica. Il Milan è compatto, brillante, veloce nel possesso e nella gestione della palla. A parte il vantaggio del solito Higuain con un gol splendido dalla mezza distanza dopo soli 90″ di gioco, la squadra crea una gran serie di palle gol con Kessie, Bonaventura e lo stesso Higuain a più ripetizioni. Il gioco è finalmente fluido e l’impressione è che si possa far gol da un momento all’altro. Anche Suso, abulico nelle precedenti uscite sembra tornato in palla e sforna una miriade di palloni velenosi in area che però non vengono concretizzati per errori individuali o per il VAR (che giustamente annulla un gol a Bonaventura per fuorigioco millimetrico). Da un punto di vista prettamente tattico, la catena di destra è la solita fucina di giocate pericolose, ma anche per vie centrali grazie al lavoro di Bonaventura e Kessie in appoggio al numero 9 rossonero e di Biglia nell’accorciare la squadra, sembra esserci costante ricerca della verticale e costante pericolosità. Infine un redivivo Rodriguez punge sull’out di sinistra scambiando spesso con Calhanoglu, l’unico probabilmente un po’ indietro di condizione atletica. In poche parole, un Milan quasi perfetto che fa paura e non concede nulla ma che non va oltre l’1-0.

La ripresa, invece, non sembra sin da subito sulla stessa riga del primo tempo. Complice l’inserimento di Zapata da parte di Gasperini, l’Atalanta riesce ad alzare il proprio baricentro e a turno Musacchio e Romagnoli non riescono ad annullare il centravanti colombiano come invece avevano fatto con Barrow. L’impressione di totale controllo vista in precedenta si affievolisce tanto che l’Atalanta trova il pareggio con il Papu Gomez. Subito il pareggio i rossoneri si risvegliano dal torpore e ritornano ad occupare bene la metà campo bergamasca, non senza soffrire le ripartenze del solito Zapata accompagnato da Papu Gomez prima e Rigoni poi. Una migliore occupazione della zona offensiva si concretizza con il bellissimo gol del 2-1. Suso, ancora lui, vede il taglio di Bonaventura sul primo palo, lo serve e il numero 5 rossonero batte Gollini per la seconda volta. Sembra un momento favorevole per i Rossoneri che provano a chiuderla ma ancora senza successo. L’impressione è però che l’Atalanta possa sempre essere pericolosa sulle ripartenze. In questo senso diversa è la gestione dei due allenatori del momento. Gasperini alla ricerca del 2-2 schiera anche Ilicic, giocando con ben 4 giocatori puramente offensivi (Ilicic, Rigoni, Gomez, Zapata), mentre Gattuso opta per due cambi conservativi come Bakayoko per Bonaventura (uno dei migliori in campo) e Abate per Calabria. In questo modo il baricentro del Milan si abbassa e si espone agli attacchi dell’Atalanta che comunque non risulta particolarmente pericolosa. Purtroppo per noi, al primo errore veniamo puniti col pareggio di Rigoni al 91′, che sfrutta un fuorigioco malfatto di capitan Romagnoli.

Che dire, una partita che lascia l’amaro in bocca e ci fa andare ad Empoli con un bicchiere mezzo vuoto perchè, se i miglioramenti nel gioco e nella manovra sono sotto gli occhi di tutti e Higuain è sempre più al centro del progetto e meglio assistito, sul piano della gestione della partita e della mentalità ancora non ci siamo sia in campo che fuori. In campo, l’incapacità di chiudere il primo tempo in vantaggio di almeno due gol e il progressivo abbassamento del baricentro per paura di subire il pareggio sono stati sicuramente pagati a caro prezzo. Fuori dal campo, Rino, seppur con tutte le attenuanti del caso, come l’assenza per infortunio di Cutrone e il deficit nella rosa di un centrocampista dal buon palleggio e di un’ala “strappatrice”, continua purtroppo ad avere una gestione dei cambi un po’ troppo conservativa a nostro avviso, probabilmente incutendo anche paura nella squadra. In questo senso sarebbe il caso di rivedere più volte la vittoria in extremis contro la Roma e capire che il coraggio spesso in un gioco di episodi è tutto. Tuttavia crediamo che il lavoro fatto fin qui sia buono come dimostra il primo tempo di domenica e che, se ci sarà un cambio di tendenza nella gestione e nella maturità, il bicchiere possa diventare mezzo pieno, e poi, con un bomber del calibro del Pipita, l’obiettivo non può essere così lontano come sembra.

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