Partita Thriller, finale Horror: il Derby è nerazzurro ed è tempo di scelte…

by Antonio Mele | 23 ottobre 2018

Il Derby di Milano, la partita che per due tifoserie è il culmine della stagione sportiva e che determina gli umori delle stesse per gran parte dell’annoe, ha dato il suo responso: il Milan non è ancora pronto per i palcoscenici più importanti. Le motivizioni si possono trovare su una scarsa tenuta psicologica da parte di gran parte dei ragazzi o anche su questioni tattiche tipo lo squilibrio tra possesso dal basso e assenza di “strappatori” sulle corsie laterali, fatto sta che usciamo dal derby con le ossa rotte.

Ma veniamo alla partita. Entrambe le squadre si schierano in formazione tipo con il Milan di mr. Gattuso schierato con il suo solito 4-3-3 con il solo Calabria preferito ad Abate e l’Inter che risponde con il 4-2-3-1  spallettiano  con Nainggolan schierato alle spalle di capitan Icardi. Sin dalle prime battute si capisce l’input dei due allenatori. Da un lato Gattuso predilige un atteggiamento assai prudente e il solito (rischioso) possesso per vie perimetrali con i difensori e il portiere per stanare il pressing interista e aprire spazi agli avanti rossoneri. Di contro Spalletti opta per una tattica più spregiudicata con i nerazzurri a pressare alto rischiando di spezzare in due la squadra sulle ripartenze ma sfruttando la maggiore fisicità dei giocatori a sua disposizione. La prima mezz’ora è praticamente tutta a tinte nerazzurre. Il pressing degli avanti “bauscia” crea non pochi problemi ai difensori rossoneri che fanno fatica a trasmettere rapidamente palla ai centrocampisti creando un pericoloso effetto “schiacciamento”. La maggiore fisicità dei nerazzurri fa si che l’uscita anche con palla al piede sia limitata e ne viene fuori una mezz’ora di sofferenza e di apnea difensiva. Il vantaggio degli uomini di Spalletti, abili a sfruttare a loro favore sopratutto le molte situazioni da palla inattiva, non si concretizza per sfortuna, come nel caso della girata volante di De Vrij  che si infrange sull’incrocio dei pali o per bravura dei nostri difensori, come nell’azione in cui Romagnoli mette la museruola a Icardi a due passi da Donnarumma.

Che la disparità sul piano fisico fosse da mettere in conto, di sicuro l’atteggiamento poco propositivo non ha aiutato ad uscire dall’empasse dei primi minuti, con Higuain costretto a correre spesso a vuoto tra le maglie dei colossi difensivi nerazzurri e non coaudivato da nessun nel tentativo di rubare palla in zona avanzata (probabilmente per scelta tattica). Al netto di tutto però tolta la prima mezz’ora, il ritmo della partita e della pressione nerazzurra è andato piano piano scemando nel corso del match, complice anche l’uscita per infortunio di Nainggolan, sostituito da Borja Valero, giocatore senza dubbio meno dinamico del belga. Il fisiologico abbassamento del ritmo imposto alla gara dai giocatori di Spalletti, avrebbe dovuto spingere i ragazzi a un maggiore coraggio per cercare la vittoria. Ma è proprio in questa non scelta abbiamo perso la partita. Se infatti, si può comprendere nei primi minuti un atteggiamento prudente, nella seconda parte di gara con il calo del ritmo bisognava provare a vincerla. Gattuso in questo ha invece optato per cambi che non andassero a modificare l’assetto difensivo anzichè provare a modificare l’inerzia. Emblematico è il cambio di Cutrone che, chiamato a sostituire uno scialbo Calhanoglu, viene destinato sull’out di sinistra con compiti principalmente difensivi, anzichè provare ad azzannare la partita con le due punte, mossa della quale avrebbe giovato anche Higuain, sempre più solo e cupo nella trequarti avversaria. Il gol beffa che verrà siglato da Icardi al 92′ per una disattenzione comune di Musacchio e Donnarumma, fino a quel momento ottimi, è figlio di quell’atteggiamento. Il “non provarci” alla lunga può creare questi scherzi, e l’errore individuale, evidente nell’azione del gol, è sempre dietro l’angolo.

Un finale da horror quindi che fa traballare la panchina di Rino ma che deve spingere a delle riflessioni più ampie. Gli errori di Gattuso sopratutto nella gestione della seconda parte della partita e dei cambi sono evidenti ma non sono gli unici. Di sicuro la squadra, complice un passaggio dirigenziale frenetico e imprevisto, è costruita in maniera raffazzonata. Con l’idea di gioco di Gattuso di partire con la costruzione dal basso sarebbe stato necessario avere due giocatori abilissimi a ribaltare l’azione sugli esterni, cosa che sopratutto sul lato di Calhanoglu non avviene mai. Con la presenza di due giocatori di fascia con queste caratteristiche verrebbero contenuti anche i limiti del centrocampo rossonero nel costruire l’azione. Sul web e non solo si sprecano le esortazioni a giocare più alti ed è evidente la necessità di supportare in maniera più consistente la nostra punta di diamante col numero 9. Nella realtà dei fatti, la situazione non è di facile soluzione. Evidente è l’assenza di qualità a centrocampo che possa permettere di eludere il pressing avversario con una sorta di “tiki-taka”. I giocatori con maggiore tecnica sono delle mezzepunte (Suso e Calhanoglu) che non hanno il passo per fare gli esterni e la disciplina tattica per giocare nel mezzo. Di sicuro, secondo noi, andrebbe utlizzato in maniera migliore Laxalt, unico giocatore “di gamba” presente in rosa che ha la forza per ribaltare con decisione e velocità l’azione. A questo punto, Gattuso è chiamato a delle scelte importanti. La via del 4-3-3 così com’è alla lunga evidenzia dei limiti palesi. Un’opzione potrebbe essere quella di passare al caro vecchio 4-4-2, sfruttando la vivacità di Cutrone accanto ad Higuain, la velocità di Laxalt sull’esterno sinistro in alternanza a Bonaventura che tornerebbe la suo ruolo originale e lasciando Suso sulla destra libero di giocare alla sua maniera. Da questa scleta sicuramente ne uscirebbe penalizzato Calhanoglu, ma probabilmente un periodo di deresponsabilizzazione potrebbe giovare al “Turco10” per ritrovare lo smalto perduto e risolvere gli importanti problemi che lo attanagliano fuori dal campo.

La nostra è solo un’idea, di certo c’è che mr. Gattuso, con il supporto del duo Leonardo-Maldini, uomini d’esperienza e di campo, deve trovare una soluzione a questo cubo di Rubick tattico che è il Milan di queste settimane, mettendo fieno in cascina già dalle prossime uscite in attesa di trovare ossigeno col mercato di Gennaio.

×