Natale incandescente a Milanello: Caos rossonero e quarto posto perso (per ora…)

by Antonio Mele | 24 Dicembre 2018

Settimana terribile in casa rossonera quella appena trascorsa con un quarto posto mollato dopo strenua resistenza e una situazione tecnica quantomeno nebulosa. Il misero punticino ottenuto nelle due sfide contro Bologna e Fiorentina ha riportato in auge vecchie questioni e pensieri che erano stati accantonati dopo una buon mese di Novembre. Voci ricorrenti su Gattuso sempre più sulla graticola, su Higuain deciso a lasciare la barca rossonera per seguire il “maestro” Sarri, la pazienza sempre più risicata dei tifosi, conditi da un silenzio assordante da parte delle componenti tecniche societarie, dipingono un quadro non certo idilliaco e sicuramente non “natalizio”. Ma andiamo per gradi.

Quella di Bologna è stata probabilmente la partita più brutta dell’anno. Uno scialbo 0 a 0 in una serata da Russia siberiana che ha lasciato i tifosi presenti con l’amaro in bocca. Mr. Gattuso si è affidato ancora una volta al 4-4-2 con tutti i “titolarissimi” (si fa per dire…) di quest’ultimo mese con il rientro di Capitan Romagnoli accanto all’ottimo Zapata delle ultime uscite. Dall’altro lato Pippo Inzaghi si presenta con un accortissimo 3-5-2 con 10 uomini dietro la linea della palla e tanta densità. La partita è lenta, senza sbocchi e con pochi sussulti. I ragazzi sembrano stanchi e incapaci di colpire il fortino Rossoblù. In particolare Suso, l’uomo più pericoloso di questa prima parte di stagione, sembra in evidente calo fisico e imbrigliato dai continui raddoppi di marcatura dei difensori felsinei. Limitandoci agli aspetti tattici il 4-4-2 risulta essere uno spartito poco digerito da alcuni interpreti, facendo venire meno quell’uscita palla dal basso e quei movimenti corali che nel 4-3-3 di inizio stagione sembravano fluidi e, come detto anche dallo stesso Rino in conferenza, l’occupazione dell’area avviene in maniera meno importante nonostante le due punte di ruolo. A tal proposito le due punte sembrano slegate con Higuain in evidente difficoltà sul piano fisico, tormentato dai soliti problemi alla schiena e Cutrone, meno lucido che nelle uscite precedenti. Il risultato è una gara senza nessuno squillo e che, cosa ben più grave, ci fa perdere per squalifica entrambi i centrocampisti centrali titolari.

Date queste premesse la gara casalinga contro la Fiorentina, viene preparata in un clima difficile e sopratutto con una rosa ridotta all’osso con un ulteriore scherzo del destino, Bertolacci si fa male e non viene nemmeno convocato lasciando a disposizione di Gattuso i soli Mauri e Montolivo come centrocampisti di ruolo. A proposito di Montolivo si sono spese tante parole in questa settimana, con tante voci, autorevoli e non che invocavano il suo utilizzo dando del “pirla” a Gattuso, reo di preferirgli anche i magazzinieri. Chiunque abbia fatto sport a qualsiasi livello sa che gli allenatori possono avere idee più o meno condivisibili ma non sono dei “pirla” assoluti nè tantomeno sono dei “freerider”. La scelta di non schierare Montolivo non può essere solo dell’allenatore. E’ una scelta appoggiata dalla società in toto. Non è questa la sede per indagare i motivi per i quali il ragazzo è finito praticamente fuori rosa ma sicuramente se fosse stata solo una scelta tecnica, data la situazione creatasi, il giorno dopo la gara l’esonero dell’allenatore sarebbe stato immediato o ci sarebbe stata una delegittimazione dello stesso per difendere il patrimonio della stessa. Fatta questa premessa veniamo alla partita. La totale emergenza a centrocampo porta Gattuso a cercare delle soluzioni che non facciano perdere equilibrio alla fragile impalcatura rossonera. La scelta ricade sul collaudato 4-3-3 con Mauri vertice basso di centrocampo e due mezzali improvvisate come Calhanoglu e Calabria, con Castillejo schierato al fianco di Higuain e Suso nel tridente offensivo. Il ritorno al 4-3-3, sebbene con interpreti “naif”, restituisce qualche certezza in più ai ragazzi che nella prima parte della gara trovano buone trame nella circolazione della palla e si rendono pericolosi a più riprese. Solo la scarsa precisione del solito spento Calhanoglu, non permette ai rossoneri di chiudere il primo tempo in vantaggio di fronte ad una Fiorentina che sebbene abbia una superiorità evidente nel palleggio a centrocampo, non riesce mai a rendersi pericolosa. Anche Suso sembra in parte rinfrancato dal cambio di modulo che gli permette di esprimersi al meglio nell’uno contro uno con Biraghi, mentre Castillejo sembra ancora una volta troppo morbido nel confronto con il gigante Milenkovic. La partita risulta quindi combattuto e tutto sommato ben giocata con i ragazzi che danno l’impressione di potercela fare ma al minuto 65′ si ha la svolta. Josè Mauri, fino a quel momento uno dei migliori, si ferma per crampi e Gattuso decide di cambiare inserendo al suo posto Cutrone passando di nuovo alle due punte e al 4-4-2 con la speranza di pungere la retroguardia viola. Tale mossa (obbligata ndr) purtroppo sortisce l’effetto contrario, consegnando la partita nelle mani dei gigliati. Il centrocampo fa acqua da tutte le parti con Calabria e Calhanoglu che arrancano. E  pochi minuti dopo, proprio da una mancata chiusura di Calabria, si concretizza il gol della vittoria viola con Chiesa che, punta l’area di rigore e, senza essere contrastato dall’interno di centrocampo,  dai 20 metri lascia partire un tiro sul secondo palo che fulmina Donnarumma. Il finale di gara è un monologo di possesso della Fiorentina, apparsa in totale controllo, con i ragazzi che provano a rendersi pericolosi più con la forza della disperazione che con idee concrete. L’unico sussulto si ha infatti su un’azione estemporanea di Suso che trova Laxalt, subentrato a un impalpabile Castillejo, sul secondo palo che colpisce di testa ma trova la grande risposta del giovane portiere Lafont.

Un pareggio ed una sconfitta che, complice la vittoria della Lazio, ci ricacciano indietro e ci riportano ad inseguire la tanto agognata Zona Champions. Il Natale a Milanello non nasce quindi sotto i migliori auspici, in particolare per Gattuso, chiamato a vincere senza se e senza ma contro Frosinone nel “boxing day” e contro la Spal per tenersi aggrappato al treno Champions e, perchè no, alla sua panchina in attesa del mercato di Gennaio. Su Rino si sono spese  tante parole dettate dalla rabbia e dalla delusione. Dal nostro punto di vista, sebbene siamo convinti che abbia fatto i suoi errori anche importanti, non ce la sentiamo di “gettare la croce” sull’anello più debole della catena. La rosa risicata e la forma precaria dei giocatori più rappresentativi, a nostro avviso, sono elementi più decisivi di qualsiasi scelta tecnico tattica. In tal senso, bisogna vincere con le unghie e con i denti queste due partite e sperare che il mercato dia quel respiro e quella certezza sia numerica che tattica di cui il nostro Milan ha fortemente bisogno.

 

Ps. BUON NATALE A TUTTI DA TUTTA LA REDAZIONE!!!!

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