Milan-Parma: le analisi tattiche degli uomini di D’Aversa

by Raffaele Ferrara | 1 dicembre 2018

Nessuno si sarebbe aspettato che Milan-Parma della 14a giornata di Serie A potesse diventare uno scontro diretto per l’Europa. I rossoneri con i loro alti e bassi, dovuti anche all’emergenza infortuni, stanno rispettando la loro tabella di marcia verso il 4° posto, soltanto sfiorato contro la Lazio. La vera sorpresa invece è la posizione del Parma che proprio dal 1° successo contro l’Inter a San Siro ha iniziato la sua scalata in classifica, culminata con l’arrivo in zona Europa dopo le ultime vittorie su Torino e Sassuolo. L’obiettivo dei ducali, appena neo-promossi, è una salvezza tranquilla ma tornare a sognare in grande non costa niente anche se quest’anno la concorrenza è molto agguerrita. Pensare che il Parma, dopo il fallimento e la discesa in Serie D, è riuscito in 4 anni ad arrivare e diventare una protagonista in Serie A è già una grande favola da raccontare. Il clima magico che avvolge la squadra potrebbe presto scontrarsi con la dura realtà, ma quel momento non sembra ancora arrivato. Il Parma infatti ha tutte le carte per mettere in difficoltà anche il Milan.

Caratteristiche e probabili formazioni

Il Parma è una squadra molto esperta con elementi di categoria superiore. Gioca un calcio molto pratico, ricercando spesso la verticalizzazione sulla punta che gioca di sponda per i due esterni d’attacco e gli interni di centrocampo, abili nell’inserimento nell’ultimo terzo di campo.

I ducali si presenteranno a San Siro con il solito 4-3-3: Sepe; Iacoponi, Bruno Alves, Bastoni, Gagliolo; Barillà, Scozzarella, Grassi; Gervinho, Inglese, Biabiany.

Fase di possesso

In fase di possesso, la squadra si dispone con il 4-3-3, con il centrocampo scaglionato, per favorire l’inserimento degli interni e con gli esterni in ampiezza ma pronti a giocare di sponda con la punta.

In fase di costruzione, con palla al portiere, si crea il rombo con i centrali che si allargano e il mediano, con i terzini in ampiezza. Dopo il primo passaggio, comunque, si cerca l’immediata verticalizzazione sulla punta. Con la giocata per la punta, la squadra accorcia in avanti, con il sostegno dei centrocampisti pronti a giocare sulla seconda palla e con gli esterni pronti o a venire dentro per la sponda o ad attaccare gli spazi dietro la linea difensiva.

Un’altra giocata tipica del Parma in fase di sviluppo, avviene attraverso la catena laterale: con palla al terzino, il mediano diventa il vertice interno e l’interno di parte diventa esterno di un triangolo. Con un giocatore che da ampiezza, l’esterno viene dentro al campo per attaccare la profondità alle spalle del terzino.

In zona di finalizzazione, oltre alla ricerca dei tagli degli esterni su palla centrale, quando la palla è laterale si vedono i principi evidenziati in precedenza: taglio degli esterni ad attaccare la porta e inserimento del centrocampista contrario a rimorchio.

Transizione positiva

In transizione offensiva, si ricerca l’immediata verticalità. Il riferimento è Gervinho, giocatore dalle spiccate doti atletiche. Viene ricercato o con un attacco diretto o con un gioco di sponda, sempre attuato dalla punta (Inglese).

Fase di non possesso

In fase di non possesso, i due esterni offensivi si abbassano, formando con i centrocampisti una linea a cinque. Si ricerca, quindi, la densità centrale con i tre centrocampisti scaglionati.

Il Parma non inizia la fase di non possesso con un pressing nella metà campo offensiva, ma si preoccupa di difendere quella difensiva, con linee strette per evitare di subire un passaggio tra queste.

Nonostante la grande attenzione nel mantenere la squadra corta e concentrata, un movimento che la retroguardia emiliana soffre è la palla tra le linee sul lato cieco, quindi con un passaggio in diagonale per una punta che si stacca dalla linea difensiva, cioè andando incontro alla palla e prendendo spazio dal difensore.

Transizioni difensive

Nelle azioni offensive, il Parma attacca sempre con un numero limitato di uomini, dovuto al fatto che giocano nell’immediato quasi sempre in verticale sugli attaccanti: questo fa si che quando perdono il possesso, ci sono sempre almeno 4 o 5 giocatori in copertura, e ciò rende molto difficile farsi trovare impreparati nelle transizioni difensive. Non ci sono atteggiamenti di pressing e riconquista, ma anche in queste situazioni si vede l’atteggiamento evidenziato in precedenza di proteggere la propria metà campo.

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