“Manita” a San Siro: Calha dipinge e Cutrone suona il rock. E se fa gol anche Kalinic…

by Antonio Mele | 21 maggio 2018

666 The Number of the Beast, il numero del diavolo (rossonero ovviamente), cantavano gli inglesi Iron Maiden sconvolgendo il mondo del Metal più di 35 anni fa. E dopo la partita di ieri pomeriggio contro la viola, questo numero è entrato di prepotenza nelle teste dei tifosi rossoneri. 6 come i gol sul tabellino del match, 6 come la posizione raggiunta dai ragazzi al termine di questa travagliata stagione e, perchè no, 6 come possibile voto a tutta la stagione rossonera (ma di questo ne parleremo magari in un prossimo articolo…).

Ore 18 di Domenica 20 Maggio 2018, a San Siro va in scena l’ultima partita della stagione, Milan-Fiorentina. I rossoneri privi degli infortunati Suso e Biglia si presentano alla sfida con il solito 4-3-3 gattusiano con Cutrone in veste di ala destra e il giovane Locatelli al posto dell’esperto argentino. Dall’altro lato della barricata la Fiorentina schiera un prudente 3-5-1 tutto ripartenze e velocità.

Sin dai primissimi minuti il Milan tiene in mano il pallino del gioco, pressando altissimo sui portatori di palla fiorentini e cercando subito l’imbucata per le punte. La prima occasione del match è sui piedi di Kessiè (uno dei migliori al termine della sua 54esima partita in stagione) che imbeccato da Bonaventura con uno splendido filtrante calcia addosso al portiere viola. L’impressione è che il Milan possa trovare il gol da un momento all’altro con uno qualsiasi dei suoi uomini offensivi che, piccola novità tattica, si muovono costantemente senza palla scambiandosi più volte le posizioni. In particolare sul binario di sinistra Bonaventura e Calhanoglu si alternano costantemente tra esterno e centro del campo facendo saltare le marcature degli attenti difensori viola. Ma proprio in un momento ottimo del Milan, su un errore in disimpegno di Bonucci, la Fiorentina passa in vantaggio con il suo cannoniere Simeone che, messo davanti alla porta da uno splendido assist del “milanista” Chiesa, fredda Donnarumma con un pallonetto. Questo gol “ignorante” poteva lasciar presagire ad un altro pomeriggio di sofferenza ma Gattuso striglia i suoi che rilanciano l’andatura e prendono in mano la partita. Infatti dopo solo 2 minuti è Calhanoglu che finalmente si sblocca su calcio piazzato dalla destra e batte Sportiello sul suo palo. E’ 1-1 e da questo momento i ragazzi iniziano ad essere padroni del gioco. L’intensità del pressing aumenta con Locatelli e Romagnoli a giocare d’anticipo e chiudere tutte le possibilità di ripartenza avversaria e facendo arrivare in un attimo la palla agli attaccanti rossoneri. Il più ispirato è come sempre Calhanoglu che continua a svariare costantemente su tutto il fronte d’attacco, ben coadiuvato dai movimenti di Kalinic (ottimo) e Cutrone. Ed è proprio sull’asse turco-italiana che nasce il gol del due a uno. Giocata sontuosa sulla destra di Calhanoglu (Sì! avete capito bene…sulla destra!) e moivimento ad attaccare il palo mortifero per il giovane bomber rossonero che di testa in tuffo insacca chiudendo praticamente il primo tempo.

Nel secondo tempo lo spartito non cambia, la Fiorentina si disunisce e il Milan come un martello dilaga. Prima Kalinic di rabbia e forza, poi Cutrone e poi l’azione personale di Bonaventura chiudono una partita che sul piano del gioco ha avuto un solo padrone.

Nel particolare è fantastica l’azione del 4-1 rossonero. Kalinic recupera palla sulla trequarti, appoggia di tacco alle spalle per Calhanoglu che vede e serve Cutrone che come un falco attacca la porta e mette alle spalle di Dragowski.

Una partita dunque che chiude un anno particolare con una grande prestazione e lascia ben sperare per il futuro. Sopratutto sul piano tattico la posizione del Turco10  sempre più protagonista della manovra rossonera su tutto il fronte d’attacco lascia aperte delle valutazioni su modulo da utilizzare e interpreti per la prossima stagione. Infine si può parlare di fine della Suso-dipendenza , con un Milan che senza lo spagnolo (comunque importante per la causa) è riuscito per la prima volta a cambiare pelle e giocare una partita di controllo assoluto e chissà che il redivivo Kalinic non sia poi così “sciagurato” come invece è sembrato nel resto della stagione. A Rino, mercato e 2019 l’ardua sentenza.

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