Luci e ombre a San Siro: il Torino morde e il Milan non allunga

by Antonio Mele | 11 Dicembre 2018

Serata in chiaro scuro quella di Domenica 9 Dicembre per i ragazzi in maglia rossonera. Il posticipo serale può essere uno snodo fondamentale della stagione per allungare sulle concorrenti per il quarto posto e a portarsi a -1 dagli “amati” cugini nerazzurri. I risultati di giornata sono tutti positivi, tutte le rivali si fermano e a San Siro va in scena un Milan-Torino da trincea. La gara, date le premesse, è una di quelle “gare-trabocchetto” che tanto ci hanno fatto male e creato delusioni negli anni precedenti. I ragazzi hanno tutto da perdere, considerando anche la solita infinita lista di indisponibili, e il Torino, imbattuto fuoricasa, vanta una fase difensiva da fare invidia alle grandi oltre ad fisicità importante in mezzo al campo e non solo. Mazzarri, vecchia volpe abile a preparare le partite sopratutto nelle ripartenze, opta per un coriaceo 3-5-2 con i 3 mastini Izzo, Djidji e Nkoulou a protezione della porta di Sirigu, un folto centrocampo a 5 con i muscoli di Rincon e Meitè nel mezzo e davanti si affida a Belotti coadiuvato dal “Suso granata” Iago Falquè e il supporto in fase di possesso di Baselli, nome che a più riprese è stato accostato proprio ai nostri colori. Dal canto suo Gattuso ha scelte quasi obbligate. Unico dubbio della vigilia la presenza dal primo minuto di Higuain, ancora dolorante per un problema alla schiena, ma che stringe i denti e si affianca a Cutrone con il ritorno al 442. In difesa conferma per la coppia Abate-Zapata che tanto aveva fatto bene contro il Parma, con i soliti Calabria e Rodriguez sulle corsie, nessuna novità a centrocampo con i confermatissimi Kessiè Bakayoko nel mezzo e Suso e Calhanoglu sugli esterni.

L’approccio alla gara delle due squadre è sostanzialmente diverso. Il Torino a parte con il motore a 1000 con Rincon e Meitè a tenere alto il livello del pressing e sfruttando la superiorità numerica a centrocampo. Il Milan sembra quasi timoroso nell’avvio, complice anche il ritmo imposto dall’avversario e fatica nell’uscita palla dal basso con Kessiè e Bakayoko a sgomitare nella gabbia costruita da Mazzarri e Donnarumma costretto spesso al rilancio lungo, facile preda, con le buone e non, dei fisici difensori granata. La superiorità territoriale torinese si concretizza con un paio di ottime giocate che pungono il lato debole della retroguardia rossonera, quella fascia destra in cui Calabria, come al solito, spinge molto e Suso rimane alto per dare pericolosità alla manovra. L’occasione più ghiotta è il colpo di testa di Iago Falquè, ben servito in area da un cross di Ansaldi, liberatosi dalla marcatura di Calabria, che trova la fantastica risposta di Donnarumma. Ma quella del classe ’99 non è l’unica parata miracolosa del primo tempo. Infatti pochi minuti dopo vola a deviare in angolo un tiro di Belotti già deviato da un compagno. L’aggressività del centrocampo granata è asfissiante e il recupero palla veloce costringe la linea difensiva del Milan a correre all’indietro lasciando spesso sugli esterni i terzini rossoneri soli nell’uno contro uno in campo aperto. I primi 25′ sono tutti di marca Granata ma col passare dei minuti il ritmo imposto dai granata cala e i ragazzi ritrovano le giuste distanze. In particolare l’aggressività dei mediani torinesi viene bypassata con giocate verticali con una delle due punte che viene incontro e l’altra che da la sponda, tagliando praticamente fuori la linea a 4 del centrocampo e favorendo succosi contropiedi in parità numerica. Contropiedi però mal gestiti in particolare da Higuain, alla ricerca ossessiva del gol personale per sbloccarsi.

Il secondo tempo riparte da dove era finito il primo, gara equilibrata e combattuta sopratutto a centrocampo. Col passare dei minuti sono comunque i ragazzi a prendere in mano il pallino del gioco, complice il primo cambio opoerato da Gattuso con Castillejo che prende il posto di uno spento Calhanoglu. Il giovane esterno spagnolo, come spesso gli capita entrando a partita in corso, suona la carica e si rende pericoloso con degli uno contro uno sull’esterno e un pressing a tutto campo che  spezza le fasi possesso torinese. Dal suo ingresso quello rossonero è un monologo con i ragazzi che vanno vicini al gol prima con lo stesso Castillejo e poi con Suso. Ma l’azione più importante della partita capita sui piedi di Cutrone che su sponda di Zapata, rimasto alto dopo una palla inattiva, calcia fuori a due passi da Sirigu con la porta spalancata. Da un punto di vista tattico, Gattuso si limita al solo cambio di Castillejo non avendo altri giocatori offensivi da schierare per alzare il tasso tecnico li davanti e cosi la partita volge al termine sul risultato di zero a zero non senza ulteriori emozioni come il colpo di testa di Higuain respinto a pochi passi dalla linea da Djidji.

Un pareggio complessivamente giusto per quanto visto sul campo che tiene comunque i ragazzi saldi al 4° posto a soli 3 punti dall’Inter terza. A vedere il bicchiere mezzo pieno, come sempre ci piace in questa rubrica, ottima è stata la prestazione di Abate e Zapata, sempre più affiatati come coppia difensiva e protagonisti di una partita attenta sopratutto considerando il peso dei cartellini (entrambi probabilmente esagerati) che pendevano sulla loro testa per quasi tutta la durata della partita. Ulteriore conferma anche per Cutrone, malgrado l’errore clamoroso sull’occasione del secondo tempo, e per Bakayoko, sempre più a suo agio nel comandare il gioco rossonero a metà campo. Leggermente in ombra per motivi diversi, invece, Calhanoglu, chiamato ad un lavoro importante di “cucitura” dell’azione vicino a Rodriguez ma assente nel guizzo e nella giocata; Suso ben imbrigliato dai continui raddoppi sul suo piede forte da parte degli uomini di Mazzarri e lo stesso Higuain. Su Higuain ci permettiamo di fare una riflessione. La sua prestazione non è stata totalmente negativa in quanto è spesso stato nel vivo del gioco ma la ricerca del gol personale, sopratutto nel primo tempo, non ha portato buoni frutti al lavoro della squadra. Sicuramente il problema alla schiena lo condiziona ancora, ma da uno della sua classe ci si aspetta il colpo da Ko anche nei momenti di maggiore difficoltà. Di sicuro, a nostro avviso, appena troverà il gol la sua ascesa sarà continua riprendendosi il ruolo di leader tecnico di questo Milan che ha bisogno del miglior Pipita per raggiungere il tanto agognato posto in Champions. Infine, col senno di poi, Gattuso poteva optare in partenza per un modulo ad una sola punta (3-4-3) sfruttando Higuain nel secondo tempo per colpire in maniera decisiva un Torino in calo fisico ma, allo stesso tempo, comprendiamo la scelta del mister di voler dare fiducia al bomberone rossonero che veniva da 2 settimane di squalifica e da una partita terribile contro i suoi ex compagni bianconeri, sottolineando come l’aspetto umano all’interno della “famiglia” rossonera sia prioritario e decisivo per le vittorie finali (Carletto docet).

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