L’ordine e il caos: Milan a “Due Facce” e  Coppa Italia svanita

by Antonio Mele | 12 maggio 2018

Gotham City, Harvey Dent, procuratore distrettuale noto per la sua integrità morale, in seguito ad un incidente provocato dai suoi nemici mafiosi, rimane in vita ma sfigurato per metà volto e perde in un sol colpo i due più grandi amori della sua vita, la bella Rachel e la fiducia nella giustizia. Questo episodio lo trasformerà nel criminale psicopatico noto come Due Facce, il cui unico obiettivo è far regnare il caos decidendo la vita o la morte di chi gli è di fronte attraverso il lancio di una moneta.
Ora molti si chiederanno cosa centra un villain dei fumetti con il nostro Milan, ma pensando alla gara di mercoledì scorso il primo pensiero è andato a Due Facce. Si due facce, come quelle mostrate dai rossoneri nella finale di Coppa Italia, iniziata con ottimismo ma conclusasi con gli odiati bianconeri in festa e i nostri ragazzi in lacrime. Analizzare un risultato schiacciante come un 4-0 in una finale non è mai impresa semplice ma, lasciando da parte la rabbia e la delusione, abbiamo provato a “leggere” la partita. Come detto è stata una partita dai due volti, distinti e marcati, una gara da Ordine e Caos.

L’ORDINE
Il primo tempo è il regno dell’ordine. Mr. Gattuso prepara una partita attenta provando a lasciare il pallino del possesso palla all’avversario e colpirlo con rapidi capovolgimenti di fronte e un pressing mirato in alcune zone e situazioni specifiche. I ragazzi, schierati in formazione tipo con il classico 4-3-3, rispondono subito presente agli ordini del loro generale partendo bene e neutralizzando con tranquillità i primi attacchi bianconeri. Sul piano tattico le scelte sono praticamente perfette. possesso concesso ai difensori bianconeri, aggressione del portatore più pericoloso (Pjanic spesso accompagnato da Bonaventura) e pressing portato sul lato destro dell’attacco juventino per tenere Dybala lontano dall’area e infilare Cuadrado, non proprio un marcatore, con veloci contropiedi. Queste misure portano i rossoneri ad essere più pericolosi dei bianconeri nei primi 45′. In particolare, egregio è il lavoro della premiata ditta Bonaventura-Calhanoglu che stringono nella loro morsa il terzino colombiano e permettono prima a Cutrone poi a Suso di sfiorare il vantaggio. Anche sul piano puramente difensivo il primo tempo è ottimo. L’indemoniato Douglas Costa delle ultime settimane non riesce praticamente mai ad essere pericoloso e Dybala è ben controllato (sebbene riesca comunque a liberarsi per il tiro in un paio di occasioni), lasciando così pochi rifornimenti al croato Mandzukic. Tutto lascia presagire ad una ripresa da cardiopalma ma…

IL CAOS
…ma la ripresa ha tutt’altro copione. La Juventus parte forte sfiorando subito il gol con Dybala su cui Donnarumma è provvidenziale. La chiave di volta tattica del match è la posizione di Dybala che abbandona la fascia per venire più nel mezzo dell’azione per sfruttare le sue doti balistiche e tecniche e lasciare spazio sulla corsia a Cuadrado. Con l’argentino in posizione accentrata, Bonaventura e Calhanoglu non riescono più a contenere e ripartire con veemenza. Questa mossa tattica da il controllo del gioco ai bianconeri che iniziano a farsi pericolosi e ad attaccare con più uomini. Con il lato sinistro dell’attacco rossonero costretto a inseguire i movimenti degli avversari, ci si aspetterebbe di più sul lato destro dove Suso, invece, non riesce mai a trovare la giocata vincente per ribaltare l’azione. Col passare dei minuti gli zebrati prendono sempre di più campo e iniziano a cercare con insistenza la porta di Gigio, ancora bravo in 2 occasione. E’ solo il preludio al gol che arriva su situazione d’angolo. Sulla spizzata di Manduzkic, Romagnoli perde Benatia che aggredisce la porta e fa 1-0. Da quel momento la difficoltà si trasforma in caos, i ragazzi non riescono più a ripartire e a trovare le giuste distanze. Gattuso non riesce a raddrizzare la barca con i pochi mezzi a disposizione che ha in panchina (forse un cambio di modulo sarebbe stato d’aiuto) e Donnarumma, che fino a quel momento ci aveva tenuto a galla con parate eccellenti, regala ben 2 gol a Douglas Costa e ancora Benatia con errori da matita blu. Ciliegina negativa sulla serata è l’autogol ancora su azione d’angolo dello “sciagurato Nikola ” Kalinic  che infila la propria porta per il 4-0 finale.

LA QUIETE O LA TEMPESTA?
Un Milan che esce dunque con le ossa rotte (anche sul piano atletico) da una delle partite più importanti della stagione e lascia dei forti dubbi sulla tenuta mentale per queste ultime due giornate. Pensare che un risultato del genere non lasci strascichi in un gruppo giovane come quello rossonero è fuori luogo. Gattuso avrà sicuramente toccato le corde giuste in allenamento per rinsaldare la fiducia dei ragazzi, ma servirà un Milan ordinato e volitivo per superare l’avversario di domenica. Infatti,  come sempre, il calendario presenta subito il conto e domani a Bergamo ci si gioca un bel pezzo d’Europa contro una squadra, l’Atalanta, in gran forma  e pimpante sul piano fisico, marchio di fabbrica di Mister Gasperini. I nerazzurri sono squadra compatta e velocissima nello sviluppare il gioco in verticale attraverso la furia dei suoi esterni e la forza del giovane nuovo gioiello di casa Barrow.  In questo senso, servirà una prestazione di grande maturità e pazienza, in fase di non possesso e cinismo nel trasformare in oro le occasioni che verranno. Indispensabile e auspicabile è un “risveglio” dello spagnolo Suso, sembrato stanco nelle ultime settimane e incapace del guizzo vincente che lo aveva contraddistinto nei mesi precedenti.
Sarà dunque un ritorno alla quiete (con la matematica qualificazione all’Europa League) o il preludio di una tempesta (rischio di uscire dalle coppe) ? Di sicuro Bonucci e compagni dovranno ispirarsi più al Cavaliere Oscuro, paziente e sornione, che all’incontrollabile Due Facce, se vogliono che “su Gotham (o se preferite Milano) regnino la pace e la tranquillità”.


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