L’importanza di recuperare Calha

by Gabriele Amerio | 1 dicembre 2018

Tra i grandi assenti ingiustificati di questa prima parte di stagione c’è sicuramente il numero 10 del Milan, Hakan Calhanoglu, che non sembra nemmeno un lontano parente del giocatore risultato fondamentale nello scorso finale di stagione.

Il turco, nella sua prima stagione al Milan, era partito decisamente in sordina e con il freno a mano tirato, riuscendo però a diventare un leader tecnico indiscusso nella seconda parte di campionato, risultando fondamentale per la corsa all’Europa League.

La storia sembra essersi ripetuta anche quest’anno: qualche piccolo problema fisico alla caviglia, una situazione fuori dal campo tutt’altro che idilliaca e un minimo blocco mentale hanno impedito a Calhanoglu di rendere al meglio. Ciò ha influito decisamente sulle prestazioni e sui risultati del Milan, che è diventato Suso-dipendente e che, senza le giocate del fantasista turco, ha indubbiamente perso una fonte di bel gioco e una risorsa fondamentale per l’attacco.

Qualcosa però, dopo giovedì, potrebbe essere cambiato. Contro il Dudelange, infatti, Calha sembrerebbe aver recuperato un po’ di condizione ma soprattutto parecchia fiducia in se stesso e nei suoi mezzi tecnici. Certo, la qualità dell’avversario non è minimamente paragonabile a quella delle squadre di Serie A, ma non è un caso che le cose migliori del Milan siano state fatte quando Calhanoglu è riuscito a salire in cattedra e a prendere in mano l’iniziativa offensiva.

Guardiamo ad esempio il gol del 2-2: la palla sta uscendo in fallo laterale, Calha fa uno scatto con grinta e convinzione per prendere il pallone, la butta dentro e qualcosa succede. Ecco, per vincere le partite c’è bisogno anche di questo “qualcosa“, ossia di tentare la giocata e non optare sempre per l’opzione conservativa. Ma il vero Calha, quello che vorremmo vedere tutte le partite, è quello che sigla il terzo gol: il trequartista che non ha paura di calciare in porta, quello che in Germania tirava e trovava gol stupendi da qualsiasi zona del campo. La differenza sta nelle piccole cose: ieri ha calciato da 25 metri, domenica sera con la Lazio invece ha giocato con maggiore paura e, al limite dell’area, ha preferito tentare un improbabile dribbling.

Quello che è certo è che il Milan ha un assoluto bisogno di recuperare Calhanoglu: leader tecnico che, a mente sgombra, deve tornare a spaccare le partite.

a cura di Gabriele Amerio

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