La trasferta di Roma non è da buttare, il mercato di gennaio che inizia a funzionare e chi, invece, sembra giù di tono. Cosa ci ha lasciato Roma-Milan?

by Gabriele Amerio | 6 Febbraio 2019

Leggendo su social e giornali sembra che domenica sera il Milan sia andato a Roma con l’idea di dominare dall’inizio alla fine per poi uscire dall’Olimpico, un’ora e mezza dopo, con le ossa rotte e solo un punto.

Se è giusto non lasciarsi andare a facili entusiasmi per fuochi di paglia o a festeggiamenti precoci, d’altro canto è anche sbagliato buttarsi a terra alla prima difficoltà (magari ce ne fosse solo una) o alla prima prestazione negativa della squadra. A dire la verità, il Milan esce da Roma con una consapevolezza (molto) forte: per il quarto posto ci siamo anche noi. Alla faccia di chi ci dava per spacciati.

Il lavoro di Gattuso sta cominciando a dare i suoi frutti, alla lunga, anche se qualcuno fa finta di non vedere i miglioramenti della squadra. La squadra appunto, prima del singolo: il Milan ha dimostrato grande ordine in campo e una buona compattezza, anche se qualche errore o imprecisione c’è comunque stato. Chi finalmente è riuscito a scrollarsi di dosso qualche critica ingenerosa e a riconquistare in toto gli addetti ai lavori è Gianluigi Donnarumma, autore di una partita da 7,5 in pagella. Il ragazzo di Castellammare ha dimostrato, ancora una volta, di essere uno dei migliori portieri d’Europa e che se è concentrato “non c’è trippa per gatti” (semicit.). Le parate su Zaniolo e Schick sono di pure istinto, una caratteristica nella quale Gigio ha pochi rivali: e fa nulla se su un cross alto tenta di bloccare la palla e se la lascia sfuggire. Ricordiamoci che ha comunque solo 20 anni e per migliorare la tecnica di base (cosa della quale ha bisogno) c’è tempo, mentre l’istinto è una dote innata.

La linea verde del Milan porta sicuramente, partendo dalla porta e passando per la difesa, ai due acquisti del mercato di gennaio: Paquetà e Piatek, premiata ditta in fase di sviluppo che alla lunga (e per lunga intendo anche in questi mesi che ci separano dalla fine del campionato) potrà regalare parecchie gioie ai tifosi rossoneri. Il primo sta dimostrando di non soffrire di adattamento e di essere qualcosa in più del semplice funambolo che si inventa una discussa bicicletta a metà campo. Il polacco invece, già entrato nel cuore dei tifosi, si è preso il peso dell’attacco sulle spalle e, in tandem o staffetta con pungiglione Cutrone, potrebbe essere la medicina giusta per il mal di gol di cui soffre da tempo la squadra.

Arriviamo, ahinoi, alle “dolenti note”. Se c’è un reparto, come la difesa, che pare essersi assestato (più o meno), diverso è il discorso che si può fare su i due giocatori del Milan che erano (ma sono ancora adesso) candidati ad essere leaders tecnici del progetto rossonero, ossia Suso e Calhanoglu. La partita dello spagnolo a Roma è stata quasi dannosa: non aiutava in difesa, in attacco pressoché nullo, mai una giocata verticale. insomma, un fantasma. E se è vero, come dicono in molti, che soffra di una pubalgia, non siamo nelle condizioni di rischiare di perderlo per un periodo lungo: un po’ di riposo potrebbe essere la scelta giusta. Diverso il discorso per Calha. Il turco sta attraversando forse la sua peggior stagione a livello di rendimento, ma domenica a Roma non ha fatto così male. Certo, non è stato incisivo davanti, ma il suo contributo a metà campo è stato apprezzabile.

La domanda che molti si sono posti è: ma se la Fiorentina ha rifilato sette pere alla Roma, perché noi non siamo riusciti a fargliene due in modo da vincere? Partendo dal presupposto che quella in coppa fosse stata una debacle generale della squadra di di Francesco, la motivazione è prettamente legata agli effettivi presenti in campo. La Fiorentina è risultata devastante grazie alle percussione e gli strappi di Chiesa e Muriel, abili come pochi a ribaltare l’azione e a trasformare la transizione da passiva ad attiva. Le loro ripartenze sono state letali per la Roma, debolezza che il Milan invece non ha sfruttato. Sembrerà un ossimoro ma la squadra di Gattuso, tutta “chiusa e ripartenze”, ha sprecato parecchi contropiedi sia con Kessié che con le sopracitate ali.

Passando proprio al centrocampista ex Atalanta, attenzione a darlo per spacciato: è vero che da 3-4 partite stia vivendo un periodo di flessione evidente, ma di certo le qualità dell’ivoriano ci sono e ce le ha spesso mostrate. Il gol contro il Sassuolo ne è l’esempio: Franck, nelle corde, ha questi strappi e queste azioni di pura forza che risultano veri e propri supplizi per certe squadre di Serie A. Per il bene della squadra e dei risultati è ora che Kessié torni ad essere “Frank the Tank”.

a cura di Gabriele Amerio

TAG: Roma-Milan
×