La classe operaia va in paradiso: Genova sbancata e 4° posto riconquistato!

by Antonio Mele | 22 Gennaio 2019

Nel 1971 usciva nelle sale italiane il capolavoro di Elio Petri e Gian Maria Volontè, La classe operaia va in paradiso. Il film, uno spaccato dell’Italia post Boom economico, riuscì nell’impresa di mettere d’accordo l’opinione pubblica e di aprire un forte dibattito sul futuro del mondo operaio e della sua dimensione sociale. A distanza di ben 48 anni, ci è piaciuto riprendere titolo e contenuti della fortunata pellicola per dare uno spaccato del complesso momento rossonero e del post Genoa-Milan di un freddo e abulico lunedì pomeriggio.

La settimana immediatamente precedente alla prima gara del girone di ritorno, è stata abbastanza tribolata in casa rossonera. Dopo la sofferta vittoria sulla Sampdoria in coppa Italia, con annesso esordio di Paquetà, il nuovo “craque” brasiliano appena arrivato dal Flamengo, la settimana della supercoppa di Gedda era stata dominata dalle voci sul futuro di Gonzalo Higuain. Il 9 rossonero, autentico colpo da 90 del mercato estivo, avrebbe deciso di lasciare i rossoneri e trasferirsi al Chelsea del suo mentore Sarri. Un fulmine a ciel sereno che ha tormentato la vigilia della gara contro la Juventus, culminata con l’assenza del “Pipita” per una presunta influenza. Da indiscrezioni, sembra che Gattuso abbia fatto di tutto per convicerlo a giocare la partita ma, il giocatore si sia fermamente rifiutato. La gara di Gedda ha visto un Milan sicuramente in palla che si è arreso solo al gol del solito Ronaldo e all’arbitraggio discutibile del sign. Banti.

Se la partita di Supercoppa sul piano della prestazione ci ha mostrato un Milan battagliero e vivo, fuori dal campo ha inasprito la tensione. In primis, le voci su Higuain si sono ulteriormente alimentate con lo stesso giocatore che ha chiesto di non essere convocato per la gara contro il Genoa, mandando Gattuso su tutte le furie, come si è visto in conferenza stampa pregara. In secondo luogo, Gedda ha privato, per mano del giudice sportivo, il Milan di ben 3 giocatori titolari: Kessiè, Romagnoli e Calabria oltre proprio al tecnico Gattuso. La lista di indisponibili della vigilia è impressionante: Caldara, Calabria, Romagnoli, Kessiè, Biglia, Bonaventura e il “malato immaginario” Higuain. Unica nota positiva il ritorno di Suso, in dubbio fino all’ultimo per un riacutizzarsi del problema muscolare che lo aveva tenuto fuori già contro il Frosinone in dicembre.

Nell’inusuale trasferta genovese del lunedì pomeriggio, Gattuso e Riccio sono costretti a scelte pressocchè obbligate. Optano per il solito 4-3-3 ma con interpreti inediti. In difesa viene preferito Abate a Conti, con Zapata e Musacchio centrali e Rodriguez confermatissimo a sinistra. Le novità maggiori si vedono a centrocampo con il solito Bakayoko davanti alla difesa ed una coppia di mezzeali tutta tecnica e vivacità con Paquetà interno destro e Calhanoglu interno sinistro. Davanti spazio al rientrante Suso, Cutrone e Borini, preferito a Castillejo per una maggiore copertura sull’out di sinistra. Dall’altra parte della barricata Prandelli sceglie il più classico dei 4-4-2 schierando l’ex nerazurro Pandev al posto dello squalificato Piatek, probabile prossimo centravanti rossonero, in coppia con la freccia nera Kouamè. I primi minuti di gara sono disastrosi per i ragazzi. Le scorie della vigilia, sottolineate anche da Strinic in una breve intervista pregara, sembrano aver fiaccato la resistenza e la testa degli uomini in maglia rossonera che fanno fatica a gestire un accettabile ritmo di gioco e vengono spesso sopresi dalle avanzate Genoane. In particolare la superiorità numerica sulle fasce rende spesso pericolosi gli uomini in maglia rossoblu con Rodriguez spesso lasciato solo nell’uno contro uno con il velocissimo Lazovic e, dall’altra parte il solo Abate poco aiutato sia da Paquetà che da Suso davanti all’ottima catena formata da Criscito e Bessa e agli spostamenti continui di Kouamè. Ne vengono fuori due azioni pericolosissime dei genoani prima con Bessa e poi con Lazovic che vedono Donnarumma superarsi. Al 15′ la già grigia situazione rossonera sembra farsi nera, con Zapata costretto ad abbandonare il campo per un problema muscolare sostituito da Andrea Conti con Abate spostato in posizione centrale. Rinvigorito dall’accaduto il Genoa continua a spingere sull’accelleratore e il Milan sembra alle corde pronto a capitolare da un momento all’altro. Oltre alle fasce imperversate dai rossoblu, per vie centrali la coppia Paquetà, Calhanoglu fa fatica a trovare la giusta collocazione in campo sopratutto in fase di non possesso, lasciando spesso il solo Bakayoko a lottare nella morsa dei genoani, inoltre la trasmissione palla è molto lenta e i tentativi sporadici d’attacco alla porta del Genoa sono sterili. Fino al 30′ la partita sembra in netto controllo da parte della squadra di casa e il gol nell’aria. Col passare dei minuti però la situazione cambia. Abate e Musacchio prendono le misure a Pandev e Kouamè, Bakayoko, coadiuvato finalmente dagli interni, inizia a giganteggiare a centrocampo riuscendo non solo a sradicare palloni su palloni ma anche a ribaltare l’azione in maniera efficace. Da un ribaltamento di fronte avviene il primo squillo del Milan alla porta di Radu. Calhanoglu dopo aver recuperato palla con la complicità di Rodriguez, lancia in profondità Cutrone che cerca Suso sul secondo palo, la difesa respinge ma la palla finisce a Paquetà che al volo di sinistro dal limite centra il palo con Radu battuto. E’ il segnale che il Milan è vivo e non ci sta ad un’altra serata da spettatore non pagante. Il primo tempo si conclude quindi sul risultato di 0-0 ma con presupposti diversi rispetto ai primi minuti di gara.

Alla ripresa del gioco, le squadre rientrano con gli stessi undici del primo tempo ma la musica è cambiata. Il Milan sembra essersi scrollato di dosso le scorie del primo tempo e ritorna a giocare d’insieme. Adesso la manovra è più fluida con Paquetà sempre più nel vivo del gioco a deliziare la platea con tocchi di prima e giocate ad alto coefficiente di difficoltàe Bakayoko a dominare in tutto e per tutto la zona mediana del campo. Emblematica è l’azione che porta Borini vicino al gol dell’1-0. Paquetà riceve in posizione centrale, vede il taglio di Borini alle spalle del difensore genoano, lo serve con un delizioso “loeb”, Borini calcia di prima intenzione sul palo lungo trovando la grandissima risposta di Radu. E’ solo il preludio al gol del vantaggio che si concretizzerà pochi minuti più avanti. Bakayoko recupera palla nel cerchio di centrocampo e di forza va via al diretto marcatore e serve Suso al limite dell’area. Lo spagnolo dopo  un paio di finte cede all’accorrente Conti che dal fondo vede il taglio in mezzo all’area di Borini che devo spingere il bel pallone rasoterra in porta. E’ 1 a 0, un’azione corale di forza, tecnica e movimenti senza palla. Un’azione da squadra vera.

La reazione del Genoa però non si fa attendere e si concretizza con un tiro di Veloso dai 30 metri sul quale è strepitosa la risposta di Donnarumma, che condividerà a fine partita la palma di migliore in campo con Bakayoko. A questo punto per garantire maggiore freschezza in mezzo al campo e maggiore copertura alla difesa, Gattuso decide di richiamare in panchina Calhanoglu sostituendolo con Josè Mauri. E’ infatti lo stesso Mauri a propiziare l’azione del secondo gol rossonero. Il centrocampista argentino recupera palla e la cede a Cutrone sull’out di sinistra nella nostra metà campo che vede dall’altra parte lo scatto di Suso, rimasto alto per sfruttare proprio queste situazioni, lo serve con un delizioso lancio di 30 metri, lo spagnolo aggancia se ne va in velocità a Zukanovic e fredda Radu con un tiro di destro a fil di palo. E’ l’83’ ed è il gol che chiude la partita. Un gol fotocopia di quello dello stesso Cutrone in coppa Italia contro la Sampdoria per costruzione, frutto quindi non di improvvisazione ma di organizzazione ben precisa. I minuti successivi fino al 90′ sono semplice accademia con il Genoa alle corde e il Milan in pieno controllo.

La vittoria contro il Genoa lascia a noi osservatori due considerazioni evidenti. La prima è riferita proprio ad Higuain e al circo mediatico relativo alla sua partenza. Saremmo ipocriti nel dire che a Giugno non abbiamo esultato per il suo arrivoe pensato potesse essere finalmente il numero 9 che avrebbe trascinato il Milan verso il traguardo che più gli si addice. Ma col passare dei mesi dopo un ottimo inizio, la sua presenza non è stata mai decisiva ma spesso sembrava condizionare i compagni con le sue “imprecazioni” per un passaggio sbagliato. La sua partenza, sebbene lasci un vuoto sul piano tecnico, può essere vista in modo positivo. Qualsiasi giocatore che in campo non lega con i compagni e non gioca per i compagni crea malumore, sopratutto poi se è arrivato come “il salvatore della patria” (e guadagna 9.5 milioni all’anno). In questo senso ci teniamo a fare un plauso particolare al nostro piccolo bomber Cutrone, ieri protagonista dietro le quinte con tanto lavoro sporco in mezzo ai centrali genoani culminato con l’assist per il gol partita di Suso, pronto sempre a sgomitare per i compagni e per la squadra più che per la mera soddisfazione personale. Da questo partiamo invece per la seconda considerazione. Il Milan visto ieri è l’incarnazione dello spirito operaio, dello spirito Casciavit. Un gruppo di ragazzi giovani e affamati guidati da un allenatore, che non farà brillare gli occhi per il bel gioco e per il modo di porsi davanti alle telecamere, ma che quando c’è da mangiare filo spinato è sempre il primo a tirare la carretta e spingere i ragazzi. Un connubio che a nostro avviso può fare bene da qui alla fine dell’anno e sul quale sembra essersi orientato anche il volere societario. Non più campioni dagli ingaggi monster ma giovani talentuosi e affamati come Paquetà, giocatore dalla classe cristallina che non si vedeva da molto tempo a San Siro e Piatek, che siamo sicuri insieme a Cutrone, non farà rimpiangere il partente centravanti argentino.

 

P.S. Inutile dire che il Lulù, impersonato da Gian Maria Volontè, oltre ad essere uno stakanovista del lavoro, fosse un inguaribile e sfegatato tifoso rossonero.

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