Higuain pennella, Cutrone punisce: la “zona Cesarini” fa grande il Milan

by Antonio Mele | 1 settembre 2018

“Aaaah la zona Cesarini” teatro di grandi imprese e di emozioni incredibili. Come scordare, ad esempio, il gol di Inzaghi contro l’Ajax nella Champions del 2003? Oppure, più recentemente, il gol di Zapata al 97′ nel derby per l’Europa?

Possiamo dire con certezza che i minuti finali sono stati spesso minuti rossoneri. E la partita di ieri non va fuori da questa “regola aurea”. Una partita ben giocata, dominata per lunghi tratti, sofferta in altri e chiusa con un sorriso grande così grazie alla caparbietà dei giovani rossoneri e dalla magia di un Campione. Ma andiamo per gradi: Milan-Roma è secondo molti già una partita spartiacque. Ancora risuonano i dolorosi commenti alla prestazione dei ragazzi e di mr. Gattuso contro il Napoli, e in settimana nomi ingombranti aleggiano alle spalle del coach calabrese. Tutti hanno un’idea, tutti dicono la propria opinione. Tutti cambierebbero praticamente tutto. Gattuso No. Da buon “calabrese capatosta” va per la sua strada con le sue idee e le sue convizioni tecniche e tattiche. I tifosi invocano Caldara (che secondo molti in una settimana ha imparato a menadito i movimenti della difesa a 4 con marcatura a zona dopo anni giocati a 3 ed a uomo) e lui conferma Musacchio. Molti vogliono la testa di Biglia e magari un cambio di modulo e lui lo rimette con prepotenza al centro del villaggio. Altri ancora vogliono Laxalt in campo per Rodriguez (succederà prima o poi ovviamente) e lui conferma lo svizzero senza se e senza ma. L’unico cambio riguarda il ritorno del giocatore più importante dell’era Gattuso, quel Calhanoglu, un po’ 10, un po’8 e un po’ 11 così decisivo per lo sviluppo dell’azione rossonera.

Il primo tempo spazza in un lampo le critiche dando ragione a Rino. La squadra è carica, padrona del gioco e controlla con il possesso la partita arrivando con frequenza al tiro. Sul piano tattico la presenza di Calhanoglu è manna dal cielo per la manovra rossonera. L’uscita della palla dalla difesa è più fluida. Il “Turco 10” si abbassa spesso in posizione da “mezzala” per ricevere palla dai difensori rossoneri (impeccabili nell’impostazione e nell’annullare Dzeko) alternandosi con Bonaventura e diventando un’opzione in più per i compagni in alleggerimento. Come detto l’uscita è fluida, merito di questa variante ma, c’è da dirlo, anche del diverso pressing attuato dalla Roma rispetto al Napoli di Carletto. Innanzitutto a differire è l’altezza del pressing che non va a premere quasi all’interno dell’area, inoltre la scelta è quella di tenere un uomo fisso su Biglia per evitare lo scarico più semplice e, a differenza del Napoli che aggrediva in maniera violenta i difensori centrali portatori, Di Francesco opta per la chiusura delle linee di passaggio verso i terzini, favorendo il gioco di scarico sulle mezzeali voluto da Gattuso.

Anche la fase offensiva nella metà campo avversaria è degna di nota. La squadra si schiera praticamente con un 4-1-4-1 con Il solo Biglia a protezione del pacchetto difensivo centrale e i terzini che si sovrappongono costantemente per d’area ampiezza alla manovra. Inoltre mentre sul binario di destra Suso mantiene abbastanza la sua posizione e sfrutta il lavoro senza palla di Calabria, dall’altro lato Calhanoglu è più libero di muoversi e spazia molto sulla trequarti portando spesso a spasso Fazio e il mediano di destra. In questo senso è evidente come l’area sia occupata bene e da più uomini e come in più occasioni si cerchi un’imbucata verso il secondo palo. In questo modo arriva il gol del vantaggio. Rodriguez gioca sulla sinistra, rientra, mette palla dentro di destro e sfrutta l’inserimento vincente di Kessiè alle spalle di Marcano. L’azione non è affatto casuale, la ricerca di quel palo (quello sul lato alla sinistra del portiere romano Olsen) è avvenuta più volte durante il primo tempo e se Suso, ancora un po’ pigro in questi movimenti senza palla, fosse stato più “cattivo” o con più “veleno” come dice il nostro mister, il passivo a fine primo tempo sarebbe stato più ampio. Emblematica in questo senso è una palla messa dentro dal Pipita Higuain (che bello avere un centravanti) dal lato sinistro sulla quale Suso anzichè tagliare in mezzo ai due difensori , rimane arretrato e non riesce a incidere.

Un primo tempo dunque a forti tinte rossonere e che lascia ben sperare.

La ripresa non si apre purtroppo alla stessa maniera. Innanzitutto Di Francesco cambia modulo passando al 4-2-3-1 togliendo un difensore e inserendo El Sharaawy, vecchia conoscenza dei colori rossoneri. Inoltre il pressing attuato dalla squadra giallorossa si alza e i ragazzi cominciano a subire le prime difficoltà. Nei primi 20 minuti della ripresa l’inerzia del gioco passa nelle mani dei giallorossi che, comunque, non si rendono quasi mai pericolosi dalle parti di Donnarumma. Le uniche situazioni pericolose vengono, infatti, da palle inattive sulle quali i “giganti” giallorossi hanno spesso la meglio contro i ragazzi. Ed è proprio da una palla inattiva che nasce il pareggio della Roma. Su un calcio d’angolo un rinvio sbilenco di Calabria, favorisce Fazio che di prima intenzione batte Donnarumma sul palo lungo. La partita è cambiata, adesso sembrano tornare i fantasmi della settimana precedente, ma questa volta Rino sorprende tutti. Nello scorso articolo avevamo parlato di mancanza di coraggio, beh sembra quasi che Rino ci abbia ascoltato. Infatti inserisce prima Laxalt per il buon Rodriguez e poi Castillejo, all’esordio con la maglia rossonera, al posto di uno stanco Calhanoglu. Su due piedi la mossa di tirare fuori dalla mischia Calhanoglu e non Suso, impalpabile nel secondo tempo, sembra illogica ma è figlia di una precisa idea tattica: affrontare Karsdorp con due giocatori freschi e “di gamba”.  Infine il cambio che deciderà la partita, Cutrone per Bonaventura passando di fatto ad un modulo a due punte.

I cambi sembrano svegliare il Milan che, complice un calo fisico dell’avversario, torna a tenere in mano le redini del gioco, con Biglia e Higuain direttori d’orchestra nel smistare palloni e rendersi pericolosi. Ma fino al 95′ minuto la partita sembra bloccata, con la complicità del Var che annulla prima un gol di Higuain per un fuorigioco millimetrico e poi uno di Nzonzi per fallo di mano in area. Ed è quando lo stadio si è ormai quasi svuotato con la Roma all’ultimo possesso che Calabria ha la forza di recuperare palla su un errore in appoggio di Nzonzi, poggiare palla al limite dell’area al Pipita, che da campione qual è, si tira dietro la difesa della Roma posizionata per contrastare il probabile tiro, e premia con un colpo di fioretto il movimento alle spalle dei difensori di Patrick Cutrone che con immensa freddezza (ricordiamo che la carta d’identità dice anni 20) batte Olsen e fa esplodere San Siro.

Un gol bellissimo figlio della caparbietà dei giovani della “cantera” rossonera, del coraggio di Gattuso e dell’immensa classe del nuovo numero 9 rossonero, un campione che non si vedeva dai tempi di uno svedesone con la Z. Ed è secondo noi da questa fotografia che deve ripartire il Milan. Una vittoria che porta morale e sopratutto che da fiducia al lavoro svolto dal nostro mister cuore rossonero.

Ora la pausa per le nazionali che viene come manna dal cielo, per poter amalgamare ulteriormente il gruppo e inserire i nuovi senza le pressioni della partita. E magari, chissà, per alzare l’asticella del gioco magari fortificando la difesa, alzando il livello del pressing e sfruttando al meglio i movimenti e le giocate del nostro grande centravanti. Il lavoro, solo il lavoro e non le chiacchiere da bar può dirci dove finiremo, ma una cosa è certa questa squadra ha un’anima vera, un’anima rossonera come il suo allenatore.

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