Giampaolo: “Il Milan deve avere una sua identità ed essere riconoscibile”. La conferenz stampa del nuovo manager

by Gabriele Amerio | 8 Luglio 2019

Dopo una breve introduzione del capo della comunicazione del Milan Fabio Guadagnini, tocca a Zvonimir Boban preparare la sala conferenze di Casa Milan per la presentazione del nuovo manager Marco Giampaolo.

Il croato ha subito messo in chiaro che la scelta di puntare su Giampaolo sia condivisa con Maldini e Gazidis: Boban sottolinea come sia rimasto affascinato dal gioco di Giampaolo, dal suo atteggiamento schivo ma efficace e dai suoi toni pacati. Anche Maldini ribadisce che la fiducia in Giampaolo sia condivisa da tutta la società, dalla proprietà a Massara stesso.

Il nuovo tecnico esordisce così: “Sono molto contento di allenare il Milan, una società gloriosa e molto importante. Per me è una grande opportunità, tramite lavoro ricerca e sacrificio penso di essermi meritato questa chance, anche se adesso devo meritarmela sul campo. Non c’è mai fine al percorso di un allenatore, il mio è stato abbastanza up and down. Si impara anche dagli errori, oggi sono molto motivato di raccogliere questa sfida. Sono arrivato nell’età giusta“.

Il momento in cui ho ricevuto la chiamata di Paolo? Ero in barca coi miei amici, stavo salpando e Paolo mi ha detto di venire a Milano. Sono saltato sul primo aereo mentre i miei amici andavano in Croazia. 5 anni fa sono andato in Serie C, volevo ripartire dal basso. 5 anni dopo sono qui, pronto per accogliere questa sfida“.

Boban definisce la scelta di puntare su Giampaolo “superlogica e facile” e, alla domanda di cosa significhi il Milan per lui, Giampaolo risponde: “Il Milan ha una sua riconoscibilità calcistica, cercando di raggiungere e raggiungendo gli obiettivi giocando a calcio. Le grandi squadre devono avere una loro identità. Gli obiettivi sono tanti, il percorso è lungo: ho in mente tante cose, il lavoro è tanto e i tifosi del Milan devono tornare ad avere quel senso di appartenenza“.

Giampaolo spiega i 3 punti cardine della sua filosofia e spiega il suo slogan: “Il mio motto è testa alta e giocare a calcio. Non distinguo tra titolari e riserve, forti e scarsi: cerco gente ambiziosa, affidabile che abbia voglia di scrivere una pagina importante nella storia offrendo uno spettacolo apprezzabile e fornendo dei buoni risultati. Il Milan deve vincere, ma non parto dalla fine: voglio programmare un percorso“.

Riguardo all’esigenza del bel gioco, Giampaolo spiega: “Non si può giocare bene senza calciatori di qualità, nessun allenatore può farlo. La qualità rende anche un gruppo di calciatori uniti, come se eseguissero un unico spartito. L’anno scorso ho sempre pensato che il Milan potesse essere la vera sorpresa del campionato, proprio perché c’era gente di qualità. Poi però il campionato è lungo, può succedere di tutto, ma penso che sia l’anno scorso che quest’anno ci sia gente di qualità. L’importante è portare avanti un’idea e credere in quello che si fa“. Massara, a margine di queste dichiarazione, spiega come Giampaolo fosse “un mediano che disegnava le geometrie, un allenatore già quando era giocatore“.

Voglio conoscere prima i giocatori del Milan e poi vedere dove c’è bisogno di qualità” continua il mister “voglio capire chi soddisferà al meglio le nostre idee e chi può farlo meno. Senza giocatori di qualità non si vince. Voglio prendermi dei periodi di riflessione per valutare bene i giocatori a disposizione. Ad oggi siamo pochi ma aspetto i giocatori“.

Quando gli viene sottoposta una domanda sul modulo, Giampaolo spiega “Devo capire tante cose. Non partirò dal modulo ma devo capire le caratteristiche dei giocatori, per quello aspetto a fare valutazioni. Sicuramente giocheremo a 4 dietro, in mezzo e davanti si vedrà“.

Per quanto riguarda gli obiettivi, il tecnico traccia la linea: “L’obiettivo finale lo devo costruire durante il percorso. Parlare di obbiettivo finale senza costruirsi degli step non ha senso, anche si si guarda verso quell’obiettivo finale (la Champions, ndr). Il Milan è al di sopra degli interessi individuali, viene prima la squadra dei calciatori. Non ci sono prime donne e non ci sono privilegiati. “.

Inevitabile la domanda sul mercato: “Io traccio i profili, poi lo staff porta avanti la ricerca ma le idee e i progetti sono condivisi. I calciatori forti rendono bene le idee degli allenatori“. Molto schivo il tecnico, che lascia quindi le incombenze allo staff scouting e mercato.

Su Theo Hernandez, Giampaolo ha delle belle parole: “La società ha deciso di puntare su di lui. Ha grandi qualità, è giovane: voglio capire che giocatore sia dato che si porta dietro la possibilità di diventare uno dei migliori nel suo ruolo. Mi pare più vicino a Laxalt come modo di giocare, bisogna capire come metterlo in campo“.

Il mister spiega anche la situazione legata a Cutrone e Silva: “Sono giovani, a pelle sono molto diversi tra loro. Devo valutarli insieme agli altri giocatori nel parco attaccanti del Milan. Sono forti, sono due ottime possibilità di scelta“.

Sull’esclusione dall’Europa League, Giampaolo cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno: “Certo, ci dispiace non potere giocare in Europa. Dall’altro lato, però, posso lavorare in maniera continuativa su un ciclo settimanale e questa è una cosa molto importante“.

Umiltà, lavoro e tante idee: ecco il tridente che Marco Giampaolo è pronto a schierare nel suo Milan.

a cura di Gabriele Amerio

 

 

 

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