Da Turone a Cutrone: corsi e ricorsi di una sfida “fatale”

by Antonio Mele | 6 maggio 2018

“Chiedo la linea da San Siro, Il Milan ha raddoppiato con Cutrone, risultato Milan 2 Verona 0, con questo gol il Verona può dire addio alla serie A”. Probabilmente avrebbe esordito così un  radiocronista a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 nel commentare il gol del giovane attaccante rossonero che di fatto ha rimandato la compagine scaligera in serie B dopo solo un anno. Sono le 18 di Sabato 05 Maggio 2018 e  a San Siro va in scena Milan-Verona, ultimo capitolo di una saga entrata nell’immaginario rossonero come sinonimo di partita imprevedibile e spesso, ahinoi, “fatale” per i nostri colori.
Tutto parte dalla stagione ’72-’73, il Milan del Paròn, il mitico Nereo Rocco, è lanciato verso lo scudetto della “stella” e all’ultima giornata va al Bentegodi ad affrontare un Verona che non ha più nulla da dire al campionato. La Juventus insegue ad 1 lunghezza, il Milan ha quindi bisogno di una vittoria per festeggiare il 10° sigillo nazionale. Ma la partita prende la piega inaspettata, i gialloblù vanno in vantaggio subito e dilagano portandosi sul 3-0 dopo soli 29′, poco dopo è il gol del compianto Rosato a ridare la speranza ai rossoneri ma, nel secondo tempo il gol di Lupi e la sfortunata autorete del giovane Turone (diventato poi famoso anni dopo per un gol annullato che suscitò mille polemiche tra Roma e Juventus) stroncano definitivamente le speranze di scudetto rossonero. La gara si conclude poi con il punteggio di 5-3 finale e lo scudetto viene cucito sull’odiata maglia bianconera.

Ma quella del maggio ’73 non è la sola grande delusione rossonera in quel di Verona. 17 anni dopo si gioca la penultima del campionato 1989-1990 e il Milan alla penultima va ancora a Verona con il Napoli che soffia forte sul collo dei rossoneri. I rossoneri devono vincere per rimanere davanti agli azzurri di Maradona. i Diavoli passano subito in vantaggio con gol di Marco Simone e così chiudono il primo tempo. Nel secondo tempo succede di tutto, i rossoneri diventano molto nervosi sopratutto per la conduzione di gara dell’arbitro Rosario Lo Bello, reo di non punire adeguatamente interventi “killer” dei difensori scaligeri. Il primo a perdere la testa è Sacchi che viene presto allontanato dall’arbitro siciliano. Pochi minuti dopo accade l’impoderabile, Sotomayor pareggia e la partita si trasforma in un far west. Lo Bello espelle nell’ordine Rijkaard per doppia ammonizione,  Van Basten e Costacurta  e nel delirio generale Pellegrini trova il gol che regala il definitivo 2-1 ai gialloblù. Il Milan degli Invicibili è battuto e lo scudetto andrà, complice anche l’episodio della monetina di Alemao, al Napoli del Pibe de oro.

Se questi sono gli episodi che hanno segnato in maniera indelebile la storia di questa partita, anche in anni recenti il Verona si è dimostrato un avversario spauracchio per il Milan. Come non ricordare la doppietta di Toni nella prima giornata del campionato 2013 o il più recente Verona-Milan 2-1 del 2016 che tolse le ultime speranze europee alla squadra di Christian Brocchi.

La gara di ieri chiude forse un cerchio terribile per i nostri colori e, per una volta non si parlerà più di “Fatal Verona” ma di “Fatal Milano”, anche perchè tra l’autogol di Turone e il bellissimo gol del ventenne Cutrone, come tra l’amarezza della sconfitta e il gusto della vittoria, il confine è terribilmente sottile.

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