La crescita esponenziale di Davide Calabria

by Gabriele Amerio | 11 Marzo 2019

Per quanto passi inosservato, oscurato del ben più attraente lavoro degli attaccanti o dei trequartisti, si sa che il ruolo del terzino è uno dei più difficili da interpretare. Davide Calabria, col tempo, pare che sia riuscito a inserire nel suo DNA tutte le soft skills necessarie per diventare un esterno basso di totale affidabilità.

Nato come centrocampista esterno o all’occorrenza mezzala, il ragazzo di Brescia classe ’96 ci ha messo un po’ a diventare un titolare fisso della squadra rossonera, complice anche qualche distrazione di troppo e il rendimento difensivo della squadra non all’altezza del nome del Milan.

La sua avventura in prima squadra parte nel lontano maggio 2015, quando Pippo Inzaghi decide di lanciare Calabria nella mischia, alla fine di una stagione tutt’altro che tranquilla. Sin dal principio sono chiari i punti di forza e i limiti del giocatore: freschezza atletica importante e propensione alla spinta vanno a compensare qualche errore di posizionamento e un fisico non esattamente “imponente”. Senza girarci attorno, agli inizi della sua carriera Calabria paga abbastanza lo scotto del salto tra Primavera e prima squadra, dimostrando di non avere il ritmo “dei grandi”.

Ma ciò che distingue un calciatore da un giocatore di calcio è sicuramente la serietà e la voglia di migliorare: da quel 30 maggio 2015 il miglioramento del ragazzo è palese, specialmente nell’ultimo anno e mezzo. Anno e mezzo che coincide proprio con l’arrivo in panchina di Gennaro Gattuso, ragazzo con il quale Calabria ha qualcosa in comune: tutti e due, infatti, calcisticamente hanno i propri limiti, ma sono entrambi pronti a mettersi al servizio della squadra.

Ed è proprio questa attitudine che ha permesso a Calabria di staccarsi l’etichetta di giovane di belle speranze e indossare la veste di terzino di discreta affidabilità. Ritrovatosi anche forse casualmente titolare dopo l’infortunio di Conti, il terzino bresciano ha dato segno che, partita dopo partita, ogni presenza era un mattoncino fondamentale per la costruzione di quello che oggi è, potenzialmente, un giocatore essenziale per Rino Gattuso. Bisogna tuttavia precisare che la crescita di Calabria è il risultato di un processo che, in realtà, scollina dalla dimensione individuale: la stagione strepitosa di Romagnoli, le partite puntuali di Musacchio e un miglioramento complessivo del reparto difensivo hanno permesso al ragazzo di apprendere i segreti dai compagni più esperti, farne tesoro e applicarli in campo.

Ma se il flirt con la sovrapposizione e la voglia di arare la fascia sono rimaste le stesse degli esordi, quello che è veramente migliorato, oltre al rendimento, è il senso di posizione del giocatore: eccezion fatta per qualche raro caso (es gol della Fiorentina a San Siro e chiusura in ritardo col Napoli alla prima giornata), Calabria è un osso duro da saltare. Certo, bisogna essere cautamente ottimisti, le possibilità di miglioramento sono ancora ampie, ma al momento Rino e il Milan si coccolano il loro terzino che cresce, come protetto da un angelo custode, sotto gli occhi di Paolo Maldini.

Il compito principale resta sempre quello di difendere: i tifosi, però, si augurano che il ragazzo possa fare anche con più regolarità gol come questo.

a cura di Gabriele Amerio

×