Milan-Fiorentina, Giampaolo: “Non mi piace cambiare modulo. Hernandez deve trovare equilibrio.”

by Andrea Fabris | 28 Settembre 2019

Alla viglia della gara di domani sera contro la Fiorentina, l’allenatore rossonero, Marco Giampaolo, è intervenuto in conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti.

Su cosa non abbia funzionato a Torino: “Abbiamo avuto il torto di non chiudere la partita, di non ammazzarla, è quella la strada per portare a casa la vittoria. In certi momenti non siamo riusciti a fare un buon filtro, ma per buona parte della gara mi sono divertito. La squadra giocava e provava certezze nel giocare. La gestione di alcuni momenti non è stata ottimale ma per alcuni dettagli. Mi preoccupo di come la squadra riesce a recitare la parte nel suo complesso. L’obiettivo è di giocare a calcio, di fare la partita e gestire i tempi, di avere il controllo della partita e una percentuale di possesso palla superiore agli avversari. Per buona parte della gara questo io l’ho visto, l’atteggiamento della squadra mi è sembrato di grande convinzione. Il dettaglio molte volte può far saltare il banco. La partita è svoltata nel momento in cui non siamo riusciti a chiuderla.”

Sulla gara di domani: “Le partite sono tutte complicate, le devi sudare tutte. E’ la mentalità che deve fare la differenza. Cerco di rispettare ogni avversario e di giocare con mentalità, non con il braccino corto. Gli atteggiamenti sono la cosa più importante.”

Sui problemi in attacco: “Prima della partita di Torino le occasioni per tirare in porta non le avevamo create. Contro il Torino ne abbiamo avute diverse. Siamo stati imprecisi ma le occasioni la squadra le ha create. Piatek in quella posizione ritrova il suo habitat, è abituato a giocare lì. Leao ha le caratteristiche per giocare di là. La sensibilità dei giocatori di trovarsi gli spazi è figlia delle sue qualità. Dobbiamo cercare di portare molti giocatori nella metà campo offensiva. Rimane più difficile con squadre che difendono in dieci giocatori. Loro due non escludono gli altri, io sono attento a quello che i calciatori riescono a dare nel collettivo.”

Sulle fragilità della squadra: “Credo che si possa difendere migliorando il possesso palla. La squadra ha temperamento, bisogna essere bravi a gestire meglio il possesso palla quando c’è reazione da parte degli avversari. Non ci sono gare in cui si riesce a dominare per 95′, in quei minuti bisogna limitare l’avversario con le abilità tecniche.”

Sulla formazione di domani: “Abbiamo valutato attentamente le risposte fisiologiche di ogni singolo calciatore. Oggi facciamo un’altra valutazione poi domani deciderò. Sarò attento sulla risposta fisica.”

Sul passaggio al 4-3-3: “Devi riuscire a coprire bene il campo, a Torino abbiamo avuto un’ottima contrapposizione, la squadra ha fatto lavorare bene la linea difensiva finché ha avuto riferimenti, poi quando sono mancati abbiamo messo la linea difensiva a repentaglio. Col 4-3-3 dobbiamo essere bravi a portare i giocatori vicini a Piatek, sono dinamiche differenti rispetto al lavoro che abbiamo fatto prima. La squadra vive di piccoli dettagli, dietro c’è un lavoro certosino che i miei calciatori sono attenti a sostenere.”

Sulla possibilità di cambiare modulo: “A me non piace cambiare, quando cambi perdi riferimenti, dobbiamo proseguire in una direzione, il 4-3-3 o 4-3-1-2 sposta poco, sono le caratteristiche dei giocatori che determinano un certo modo di recitare dentro la partita. Non vince il modulo. La Juventus di Allegri ha vinto tanti scudetti cambiando tanti moduli, non vince il modulo.”

Sui nuovi acquisti: “I nuovi sono disponibili ma devono continuare a fare allenamenti specifici. C’è da lavorare tanto, anche per i vecchi. Quando ci riferiamo a nuovi e vecchi parliamo di condizione fisica. Le sintonie devono essere sviluppate ancora, c’è tanto da fare. Hernandez è stato un mese e mezzo fuori, ha spessore fisico, ha impeto, ha strapotere, è un giocatore molto propositivo ma è stato fuori. Bennacer idem, Leao stesso discorso. Non c’è rammarico. Quelli che hanno giocato prima non sono calciatori da meno. Il Milan non ha undici giocatori, con undici giocatori siamo morti”.

Sulla posizione del club sul suo ruolo: “La fiducia non è qualcosa che ti regala perché sei bello, alto e con gli occhi azzurri. Per alcuni è il risultato, per altri è dare continuità al processo di lavoro. Tanti anno fa ho fatto il dirigente di una piccola, so come ragionano i club. Le valutazioni sono sui contenuti, se il club ha ritenuto di esporsi è perché avrà fatto le sue valutazioni.”

Sul black out di Torino: “Sono dettagli. Nei due gol Musacchio è l’ultimo responsabile. Sul primo non ne ha. Musacchio sul secondo ha avuto un comportamento difensivo ottimale, abbiamo sbagliato qualcosa prima. Quando abbiamo perso i riferimenti che avevamo inizialmente non ci siamo abituati, mancavano una serie di preventive per non far ricevere Bellotti. Il lavoro collettivo non è stato fatto bene e questo ci ha penalizzato oltre misura. E’ impensabile non far fare un tiro in porta all’avversaria, può capitare in una partita.”

Su Lucas Paquetà: “Paquetà ieri si è allenato con la squadra, non ha avuto nessun danno muscolare e può giocare.”

Su Theo Hernandez: “La produzione offensiva è stata buona anche per caratteristiche. Hernandez va sempre, anche quando non dovrebbe, è un grandissimo giocatore, ha bisogno di acquisire equilibri per diventare ancora più forte. Rodriguez è più razionale nella fase di non possesso. Il primo gol lo abbiamo preso su una ripartenza, il secondo gol lo abbiamo preso per aver regalato 3/4 giocatori sopra la linea della palla. Il Milan ha un modo di difendere che non può prescindere dall’aiuto collettivo”.

Su Gianluigi Donnarumma: “Gigio è un professionista di altissimo livello, ha professionalità evidenti. E’ un fuoriclasse e un giocatore freddo. Siamo sottoposti alle critiche, anche quando vinciamo. Questo fa parte del nostro mestiere, non è un optional, è tutto compreso.”

Su Hakan Calhanoglu: “Hakan mi è piaciuto, è un giocatore forte, non è un giocatore qualunque, sa giocare e cucire, ha spirito. Il Milan deve moltiplicare quello che ha fatto nel primo tempo di Torino, dobbiamo moltiplicare le cose fatte bene nel tempo. Bisogna saper soffrire e avere aiuto specifico, bisogna saper soffrire, a volte non forzando a giocare verticalizzazioni, c’è da migliorare quella serie di cose che nascono dalla ripetitività di alcuni concetti.”

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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