Apologia del Milanismo

by Antonio Mele | 20 luglio 2018

È un’afosa notte di Luglio, il caldo, l’ansia e i pensieri non ti permettono di dormire. È la notte prima del verdetto. Un Milan caduto, affondato,sedotto e abbandonato dai suoi ‘amanti’ cinesi aspetta la decisione più importante. Una rinnovata dignità politica e sportiva oppure il baratro dell’ennesima umiliazione pubblica. E sono notti come questa che riportano la mente indietro nel tempo e fanno ripensare ai grandi successi del passato e alle grandi sconfitte. Si proprio così alle grandi sconfitte. Tutti ricordiamo Manchester 2003, Barcellona 1986, Atene 1994. Grandi vittorie, grandi emozioni rossonere. Ma allo stesso tempo nel profondo dell’anima del tifoso ci sono anche le ferite: la vergogna delle luci di Marsiglia, la disfatta di La Coruña e Istanbul. Non esiste un tifoso rossonero che non ricordi come un macigno sulla stomaco Istanbul. Ferita che ad ogni sconfitta e ad ogni “sfottò” da bar si riapre lacerante e devastante. Ma la storia è sempre li a indicare la strada, e la Storia con la S maiuscola, quella delle grandi battaglie non sbaglia mai.

Dopo ogni Istanbul ci sarà sempre una Atene. Nessuna frase rappresenta di più la nostra storia. Anche l’estate del 2005 è un’estate di tormenti e notti insonni, di un gruppo di giocatori distrutto nel corpo e nell’anima. Alcuni campioni decidono che è il momento di andare via, altri addirittura pensano di smettere. Ma è proprio in quell’estate di lacrime e sangue che il gruppo si compatterà ancora di più attorno ai suoi senatori e al suo placido condottiero Carletto e due anni dopo sarà di nuovo pronto a trionfare nella notte di Atene contro il Liverpool, lo stesso Liverpool che per uno scherzo o per malizia del destino contende il prezioso trofeo ai nostri ragazzi.

La notte tra il 19 e il 20 Luglio del 2018 oltre ai pensieri del passato è la notte dell’analisi del presente e dello sconforto. Un Milan che un anno prima salutava il presidente Berlusconi, la presidenza calcistica tra le piu grandi di sempre ma ormai logora, e apriva con entusiasmo le porte al nuovo progetto cinese. Un progetto fatto di grandi investimenti e proclami ma naufragato nel breve giro di un anno con un mezzo fallimento tecnico e uno intero sul piano del business e della credibilità internazionale con lo schiaffo della Uefa, che decide l’esclusione dei ragazzi dall’Europa conquistata con fatica sul campo. Il resto è cronaca recente. Yonghong Li non adempie ai suoi obblighi e la gloriosa società rossonera passa in mano al Fondo Elliott che aveva garantito per Li al momento dell’acquisizione. Nel mezzo di tutto questo trambusto un’altra mazzata per i tifosi. La Juventus,eterna ed odiata rivale, annuncia di aver ingaggiato il calciatore più forte del mondo, quel Cr7 sognato più volte ad occhi aperti negli ultimi 10 anni. È il punto più basso degli ultimi 30 anni per i colori rossoneri. Ma ancora una volta la storia è ottima consigliera. Nei giorni prima dell’udienza del Tas succede quello che non ti aspetti. I tifosi tormentati e delusi, sono li, sui social, nei bar si confrontano e si aggregano. La posizione comincia ad essere unica. Tutti aspettano esiti da Losanna e per una volta, dopo mesi di divisioni si trovano d’accordo, non si può togliere il Milan dalla sua casa, l’Europa. Finalmente si rivedono in Elliott, con le sue parole secche e decise sul futuro, un proprietario forte e credibile agli occhi di tutti, Uefa compresa. Si emozionano nel vedere un video di pochi secondi in cui Gennaro Ivan Gattuso da Corigliano Calabro, uno degli uomini più colpiti nel suo cuore rossonero da Istanbul ed eroe della successiva Atene, come un novello Leonida, sbraita, urla, corre e sprona i suoi ragazzi a dare il 200% in ogni secondo di allenamento come fosse la battaglia delle Termopili. NOI SIAMO IL MILAN!!!! risuona nelle orecchie dei ragazzi e dei tifosi come l’urlo di battaglia degli spartani. L’orgoglio rossonero è vivo. E dopo una notte insonne, si risveglia con la notizia della riammissione all’Europa conquistata sul campo. E lì ancora una volta è bello vedere tutti i tifosi festeggiare come una vittoria questa piccola grande conquista. Ora inizia una storia tutta nuova da scrivere. Con una proprietà solida, i sostenitori uniti come mai e un condottiero dietro al quale “andremmo tutti in guerra”. E se è vero che dopo Istanbul viene sempre una Atene, questa storia non potrà che essere rossonera

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