Allievo vs Maestro 2-3 e il San Paolo rimane amaro

by Antonio Mele | 26 agosto 2018

Il Maestro e l’Allievo, la lotta per superarsi e per la conquista di un posto nell’olimpo. Tante saghe cinematografiche che ci hanno tenuti incollati allo schermo per ore, si divincolano all’interno di questo dualismo infinito. Nella maggior parte dei casi è tutta un’escalation per arrivare alla sfida finale che sancirà il migliore: se l’esperienza e la pacatezza del maestro o il brio, la novità, il coraggio dell’allievo.

Per i colori rossoneri ed, in particolare per Mr. Gattuso, la sfida contro il Maestro e leader di mille battaglie vinte, Carletto Ancelotti, invece si propone subito alla prima uscita ufficiale della stagione (dato il rinvio di Genova). Il Napoli di Ancelotti ha già giocato e vinto a Roma contro la Lazio (mica bruscolini) e affronta la sfida con la consapevolezza della squadra più forte ma che ancora deve limare qualche dettaglio rispetto alla macchina perfetta costruita da Sarri nella passata stagione. Dal punto di vista del modulo non è cambiato nulla, 4-3-3 di stampo spagnolo con un volto nuovo (si fa per dire) in cabina di regia, quel Marek Hamsik arrivato alla maturità calcistica e scommessa vera e propria del nuovo tecnico. Il posto in mezzo al campo del capitano partenopeo viene preso da Zielinski, polacco tutto forza, tecnica e tiro che ricorda lo slovacco nei suoi primi anni all’ombra del Vesuvio. Se in difesa e a metà campo si sceglie la strada della continuità rispetto alla gestione precedente, in avanti le cose cambiano in particolare nella scelta del centravanti. Carletto sceglie infatti la forza e i muscoli di Milik al posto della tecnica e imprevedibilità del folletto Mertens. Un vero “nueve” al posto del “falso nueve” che però può diventare l’arma in corso di partita per spaccare le difese avversarie.

Dall’altro lato Rino Gattuso riparte da dove aveva finito: 4-3-3 scolastico con il cambio obbligato di Borini al posto dello squalificato Calhanoglu e ovviamente il pezzo pregiato del mercato Gonzalo Higuain al posto del giovane Cutrone, unico nuovo arrivo che viene schierato dal primo minuto. In questo senso le scelte del tecnico rossonero fanno pensare subito ad una partita “conservativa”, tutta attenzione e cercando di essere letali in contropiede con il brio di Suso, la forza di Higuain e gli inserimenti di Bonaventura.

Pronti-via e la partita si gioca sin da subito sulle corde scelte dai rispettivi allenatori. Il Napoli propone un lungo ma spesso inconcludente possesso palla cercando in maniera continuativa i movimenti di Callejon alle spalle del terzino sinistro rossonero e le imbucate a rimorchio per Zielinski e Milik. Il Milan si difende con grande ordine e mantiene il baricentro della squadra basso tenendo 9 giocatori in 30 metri ad eccezione del solo Higuain lasciato spesso solo a lottare contro Albiol e Koulibaly. Sul piano del gioco una particolarità è la ricerca costante del possesso palla dal basso da parte dei ragazzi che, non senza difficoltà, riescono spesso a uscire dal pressing operato dagli avanti azzurri. In questo senso è centrale il ruolo del vertice basso di centrocampo Lucas Biglia che nei primi 30 minuti di gioco riesce a ben disimpegnarsi nella distribuzione del pallone malgrado la pressione sempre più insistente a turno di Zielinski e Allan. Proprio dal regista argentino parte l’azione del vantaggio del Milan. Biglia lancia su Suso rimasto alto sulla trequarti avversaria, Suso va a cercare con un meraviglioso cambio di gioco Borini alle spalle di Hysay, Borini appoggia per l’accorrente Bonaventura che in spaccata batte Ospina. Al primo tiro il Milan passa in vantaggio senza subire grandi occasioni da gol da parte del Napoli. 

La risposta dei vicecampioni d’Italia non si lascia attendere, il Napoli infatti alza ulteriormente il livello del pressing e Biglia, spesso lasciato solo nella gestione del pallone dalle mezzeali (complice anche la chiusura delle linee di passaggio dell’organizzato pressing azzurro) inizia a mostrare i primi segni di difficoltà. Ad ogni modo con una maggiore sofferenza ma il primo tempo si chiude sull’1 a 0.

Il Leit-motif della ripresa è lo stesso del primo tempo. Napoli possesso e ricerca dell’azione vincente e Milan chiuso e pronto ad essere letale in ripartenza. E questo gioco voluto da Gattuso sembra pagare quando al 50esimo minuto con un’azione praticamente fotocopia del primo gol il Milan si porta sul due a zero con Calabria che in inserimento approfitta di una bella sponda di Suso su lancio del solito Biglia. 

Sembra l’apoteosi, l’allievo che studiando il maestro l’ha superato. Ma il calcio, ahinoi, non è un film e conoscere a memoria i “vizi” e le debolezze dell’avversario non basta a portare a casa la vittoria. Infatti, al primo vero errore in disimpegno vicino all’aria tra Musacchio e Biglia, ormai in debito d’ossigeno e braccato dalla morsa di Allan e Zielinski, il Napoli accorcia le distanze con lo stesso Polacco che trova la via del gol con un sinistro basso che batte Donnarumma.  Fermo restando l’errore (che ci può stare) in fase di impostazione, da segnalare anche l’errore nella scelta di Kessiè che costretto a rinculare velocemente, anzichè aggredire Zielinski e cercare di rimpallare il pallone, si piazza al centro in un’eventuale marcatura del solo Milik già coperto però dal compagno Calabria.

L’errore di Biglia, manda il Milan in confusione totale e lo mette in balia degli attacchi napoletani. A questo punto, il piano di Gattuso si sgretola e le successive mosse dei due tecnici porteranno la sfida al suo epilogo già scritto. Ancelotti toglie un centrocampista Hamsik e inserisce Mertens pronto a giocare tra le linee e sfruttare gli spazi lasciati dai rossoneri. Gattuso opta per una mossa ancora più conservativa inserendo Bakayoko (sembrato francamente spaesato nel ruolo di vertice basso nel 433) al posto di Biglia. Questa mossa fa perdere lucidità e compattezza ai rossoneri perchè se è ero che Biglia era in difficoltà fisica e tecnica, la sua assenza ha portato i reparti a disunirsi e a perdere le distanze che hanno aperto delle voragini sulla trequarti rossonera. Infatti prima del gol del pareggio di Zielinski arrivato su azione di calcio d’angolo dopo una respinta (sul quale non è esente da colpe Donnarumma lento nell’andare a terra alla sua sinistra sul tiro dal limite del polacco), il Napoli era arrivato al tiro con facilità ben 3 volte. 

Purtroppo per noi poi le notizie cattive non vengono mai da sole, tanto che il Napoli all’80esimo trova il gol del vantaggio con Mertens con un Milan ormai disorientato e in calo sul piano fisico. Ma tra il gol del 2-2 e quello del 2-3 deve far riflettere come, sebbene in difficoltà, i ragazzi abbiano avuto l’occasione per riportarsi in vantaggio sfruttando gli spazi lasciati dal Napoli concentrato nell’impresa di ribaltarla. Emblematico è il contropiede non sfruttato da Bonaventura che, dopo una giocato sontuosa di Higuain, perde l’attimo giusto per mettere il compagno solo davanti al portiere, ritardando (come spesso gli accade) il tempo dell’ultimo passaggio. 

Al fischio finale è dunque 3 a 2 per il Napoli. Una sconfitta che lascia l’amaro in bocca in casa rossonera ma che porta a delle riflessioni. Sicuramente sul piano tattico Gattuso l’aveva preparata bene, ma il castello al primo errore si è sgonfiato e anche il nostro Rino ci ha messo del suo con la mossa Bakayoko. Cercare di affrontare il Napoli coprendosi e ripartendo può avere una sua logica, ma nel corso della gara, bisogna essere in grado di cambiare piano e modificare magari osando qualcosa in più anzichè arroccarsi ancora di più. Un esempio su tutti la velocità di Laxalt al posto di Borini o di Castillejo per Suso quando ancora la gara era sul 2-0 avrebbe permesso di sfruttare meglio i contropiedi con una squadra sbilanciata alla ricerca del pareggio. Inoltre un altro campanello d’allarme (ma si sapeva già) è la solitudine di Higuain, chiamato a battagliare da solo e predicare nel deserto. In questo senso un baricentro un pelo più alto potrebbe facilitare il gioco del Pipita e dello stesso Suso, chiamato ad essere determinante quando ha sempre 50 metri di campo davanti e non 30. La soluzione ovviamente la cercheranno Rino e il suo staff con il supporto della direzione tecnica. Cambio modulo? Cambio interpreti? Cambio approccio? Una cosa è certa come insegnano i film, l’Allievo ha bisogno di tutto il suo coraggio e un pizzico di follia se vuole superare il suo grande Maestro.

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